Le trattative tra l’Iran e gli Stati Uniti si stanno rivelando sempre più complesse, con le due parti incapaci di avvicinarsi a un accordo su temi cruciali come il nucleare e le sanzioni. Questa situazione alimenta un clima di crescente sfiducia, soprattutto da parte iraniana, mentre le contrapposizioni sembrano allontanarsi piuttosto che avvicinarsi., riporta Attuale.
La voce del regime
Attualmente, la delegazione iraniana, guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, mantiene posizioni ferme. Una fonte vicino al regime afferma: «Nessun secondo round di colloqui è in programma» e aggiunge che «il ministro non ha alcun mandato per discutere di nucleare, in questo momento».
Nuova proposta
In merito alla recente visita a Islamabad, Araghchi ha cercato di esporre le posizioni della Repubblica Islamica riguardo a un cessate il fuoco e alla completa cessazione della guerra. Tuttavia, il presidente statunitense Donald Trump ha deciso di non inviare i suoi emissari, Jared Kushner e Steve Witkoff, avvertendo che «se gli iraniani vogliono, ci chiamano loro». Trump ha inoltre considerato insufficiente la proposta iraniana presentata ai pachistani.
La strada per un accordo
Riscontri recenti suggeriscono che, nonostante il clima di sfiducia, si potrebbe registrare un movimento positivo nei negoziati. Araghchi ha chiesto se gli Stati Uniti prendano seriamente sul piano della diplomazia, sottolineando che sia Washington che Teheran condividono l’obiettivo di non cedere alle pressioni esterne. La cosa più importante, avverte l’esperto Karim Sadjadpour, è che entrambe le parti evitano l’escalation militare.
Quintali di uranio
Uno dei temi principali sul tavolo dei negoziati riguarda il nucleare, con Trump che richiede un «arricchimento zero» per i prossimi venti anni, mentre l’Iran respinge questa condizione. Inoltre, il regime iraniano chiede garanzie di pace anche per Libano e fine delle sanzioni, in un contesto economico già in difficoltà. Il dossier si arricchisce di tensioni legate al passaggio di metalli preziosi e all’imposizione delle sanzioni economiche, esacerbando ulteriormente i rapporti tra le nazioni.