Il tragico destino di Saman Abbas: cinque anni dopo la sua morte
Novellara (Reggio Emilia), 30 aprile 2026 – Saman Abbas giace nel cimitero di Novellara, sotto una lapide candida su cui si posano fiori e omaggi. A pochi passi c’è la tomba di Augusto Daolio, il cantante dei Nomadi morto nel 1992. Anche Saman, 18 anni, pachistana, desiderava una vita libera, ma la sua esistenza fu spezzata; fu strangolata e sepolta dai genitori e da altri tre parenti. Sui social si definiva ‘italian girl’, aspirando a una vita di studio e di amore. Al velo, preferiva jeans e maglietta; la sua libertà di scegliere venne però soffocata dalla tradizione familiare. Le sue ultime foto la ritraggono nei momenti di felicità, accompagnata dal fidanzato, mentre veniva costretta a camminare in cortile scortata dalla madre, in un mondo che non le apparteneva, riporta Attuale.
Un destino segnato: l’ultimo giorno di Saman
Il destino le riservò un finale crudele: oggi, cinque anni fa, tra il 30 aprile e il primo maggio 2021, fu portata via dai genitori lungo la stradina che conduceva alla casa di campagna a Novellara, e sparì nel buio. Subito dopo, padre e madre partirono per il Pakistan. Saman a fine 2020 aveva avvertito i servizi sociali del desiderio dei genitori di farla sposare con un cugino. Dopo essere stata collocata in una comunità protetta a Bologna, tornò a Novellara il 20 aprile 2021, e morì dieci giorni dopo. Le ricerche si concentrarono nelle serre di cocomeri della zona, ma portarono a esiti infruttuosi mentre le indagini coordinarono i carabinieri per rintracciare i cinque parenti scomparsi dall’Italia.
Trovato il corpo: la verità su Saman
Il padre e la madre furono estradati dal Pakistan; gli altri tre parentivennero arrestati tra Francia e Spagna. Lo zio rivelò il luogo di sepoltura di Saman nel novembre 2022, in una buca scavata sotto un rudere vicino alla loro casa. Nell’aprile 2025, la Corte d’Assise d’Appello, presieduta da Domenico Pasquale Stigliano e col giudice Enrico Saracini, accolse le richieste del sostituto pg Silvia Marzocchi e del pm Maria Rita Pantani, infliggendo l’ergastolo al padre Shabbar Abbas, alla madre Nazia Shaheen e ai cugini Ikram Ijaz e Noman Ul Haq; la pena per lo zio Danish Hasnain fu aumentata da 14 a 22 anni.
Un omicidio predeterminato: la dinamica familiare
Il verdetto della Corte ha rimarcato la premeditazione dell’omicidio, definendo l’atto come “un delitto deliberato dal clan familiare” in seguito all’insopportabile distonia tra i desideri di Saman e i vincoli culturali familiari. Le difese hanno annunciato un ricorso in Cassazione il 17 giugno. Saman è diventata un simbolo di libertà, proposta per la cittadinanza italiana alla memoria dal Comune di Novellara, che ha anche creato un fondo a sostegno di donne in difficoltà. La sua vicenda ha dato forza a numerose altre ragazze, incoraggiandole a contare sulla propria voce.
L’eredita di Saman: un cambiamento culturale
Una giovane pachistana di Novellara, ispirata dalla storia di Saman, denunciò il padre dopo aver ricevuto minacce di matrimonio forzato, portando alla sua condanna a quasi due anni per maltrattamenti. Saman ha ispirato docufilm, libri e dibattiti pubblici. Si è inoltre resa necessaria la legge “Saman,” approvata tre anni fa su iniziativa della deputata Stefania Ascari, che prevede ora la concessione di permessi di soggiorno per le vittime di costrizione al matrimonio. Cinque anni dopo l’ineffabile tragedia, la sua memoria è diventata simbolo di una nuova consapevolezza sociale.