Il caso Minetti e il riserbo dell’opposizione: il Pd frena, il M5s in silenzio

30.04.2026 02:55
Il caso Minetti e il riserbo dell'opposizione: il Pd frena, il M5s in silenzio

Minetti: tempesta perfetta nella politica italiana

Roma, 3 aprile 2026 – Dopo la tempesta perfetta che lunedì ha investito il cuore della politica italiana sul caso della grazia a Minetti, il clima cambia drasticamente. Il fragore delle polemiche lascia spazio a un prudente ripiegamento: il Pd frena e i 5 Stelle, solitamente d’assalto, scelgono un profilo basso. Al Nazareno la parola d’ordine è cautela. La situazione è un groviglio complesso di documenti e sentenze sudamericane, ed è meglio pesare la tenuta dell’inchiesta del Fatto Quotidiano prima di affondare il colpo, riporta Attuale.

Il vero motivo del riserbo democratico è però istituzionale. Il fuoco concentrico di testate di destra e sinistra contro il Quirinale ha acceso i radar della politica: attaccare il governo e il ministro Nordio è una dinamica lecita, ma il partito guidato da Elly Schlein non ha alcuna intenzione di trascinare il Colle nella mischia. A suggerire il freno è stata anche l’evoluzione mediatica della vicenda, complice l’attacco frontale lanciato dal conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, ospite l’altra sera a È sempre Cartabianca. La secca e documentata smentita del Guardasigilli – che ha respinto le accuse di essere stato ospite nel ranch uruguaiano della coppia Minetti-Cipriani, minacciando vie legali – ha evidenziato il rischio di inseguire teoremi non ancora verificati.

In questo scenario, la posizione del capogruppo dei senatori Francesco Boccia rappresenta un capolavoro di equilibrismo: chiedere che Palazzo Chigi mandi Nordio a riferire in Parlamento, tracciando però un cordone sanitario attorno alla Presidenza della Repubblica: “Nessuno nell’opposizione ha attribuito responsabilità precise a qualcuno. Noi abbiamo piena fiducia nel Capo dello Stato: il Quirinale non è mai stato un passacarte, ma l’arbitro e il garante dell’unità costituzionale”.

Diverso è invece il movente che paralizza il Movimento 5 Stelle. Se il Pd rallenta per rispetto istituzionale, il blackout pentastellato nasce da un cortocircuito giudiziario. Nonostante il legame con il Fatto, per i pentastellati è politicamente impossibile cavalcare l’indignazione senza finire per travolgere la Procura Generale di Milano. È stato proprio quell’ufficio a fornire il parere positivo all’origine del provvedimento; sfiduciare l’operato di una Procura sarebbe un passo falso identitario inaccettabile. Da qui la scelta del silenzio, in attesa che le indagini in Uruguay chiariscano i contorni del caso.

Il vero snodo tecnico della vicenda ruota attorno al perimetro degli accertamenti: via Arenula ha davvero imposto di limitare le indagini alla sola Italia? Il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, smentisce categoricamente, definendo l’accusa una “balla spaziale” e ribadendo che il dicastero “non dà indicazioni”, si limita a trasmettere gli atti, lasciando alla Procura assoluta libertà d’azione. Eppure, proprio Sisto lascia aperta una porta giuridica fondamentale: la distinzione tra revoca e annullamento della grazia per “vizio dei presupposti”, qualora cioè questi si rivelassero falsi.

È su questo crinale di estrema delicatezza che si innesta l’intervento dell’Associazione nazionale magistrati. All’uscita dall’incontro con Nordio a Palazzo Chigi, il presidente dell’Anm Giuseppe Tango sceglie la via della misura, offrendo una sponda alla strategia del Colle: “È giusto fare chiarezza nell’interesse di tutti”, spiega, confermando che il monitoraggio chiesto da Mattarella è in pieno svolgimento. “Attendiamo gli esiti”, conclude il numero uno delle toghe, sigillando così una tregua tecnica tra via Arenula e l’Anm.

Dal Quirinale filtra infatti una chiara insofferenza verso le ricostruzioni a mezzo stampa, con la convinzione che buona parte dell’inchiesta giornalistica finirà per sgonfiarsi. Mattarella, mosso dalla sincera intenzione di tutelare la salute del bambino adottato dalla coppia, allo stato degli atti – si fa sapere – non attribuisce a Nordio colpe specifiche. Anche Giorgia Meloni guarda al calendario con ottimismo, conscia che sacrificare il suo ministro innescherebbe un rimpasto di governo estremamente complesso da gestire. La strategia, per tutti gli attori in campo, è ormai cristallizzata: vietato ogni strappo finché non arriveranno le risposte da oltreoceano.

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