Le incomprensioni di Trump nella guerra contro l’Iran
La guerra degli Stati Uniti contro l’Iran è caratterizzata da una serie di incomprensioni del presidente Donald Trump sul regime iraniano. Negli ultimi mesi, Trump ha dimostrato di illudersi che le pressioni diplomatiche, militari ed economiche avrebbero costretto il regime a cedere e ad accettare le condizioni imposte dagli Stati Uniti, riporta Attuale.
Fin dagli albori del conflitto, Trump era convinto che l’Iran non avrebbe mai chiuso lo stretto di Hormuz, convinto che l’impatto iniziale dei bombardamenti statunitensi sarebbe stato tale da far crollare il regime in pochi giorni. Tuttavia, le incomprensioni sono continuate: attraverso il suo social media Truth, Trump ha frequentemente espresso confusione sul perché l’Iran non cedesse alle sue minacce.
Recentemente, come riportato dal Wall Street Journal, Trump ha manifestato frustrazione per il fatto che il blocco navale statunitense, pur danneggiando l’economia iraniana, non sia riuscito a costringere il regime a cedere alle sue condizioni.
Questa situazione dimostra che Trump fatica a comprendere l’essenza del regime iraniano: sin dalla sua fondazione nel 1979, l’Iran è stato concepito per difendersi strenuamente dai nemici esterni, in particolare dagli Stati Uniti. Questa attitudine non rispecchia solo caratteristiche organizzative, ma anche la sua ideologia e legittimità interna; in effetti, la ragione della sua esistenza è resistere a ogni costo, anche quando il prezzo è elevato e le azioni possono sembrare irrazionali.
Nelle oltre due mesi di guerra, Trump non ha ancora colto questo elemento di irrazionalità, che, per il regime, è piuttosto logico. Ciò non implica che la resistenza dell’Iran sia infinita o che il regime possa sopportare qualunque pressione da parte dell’esercito statunitense. Le condizioni potrebbero mutare rapidamente, ma finora Trump ha sistematicamente sottovalutato questa determinazione.
L’idea che l’Iran sia un paese assediato, forzato a difendersi da minacce esterne, è radicata nella sua storia. Tra Ottocento e Novecento, l’Iran ha vissuto invasioni e ingerenze straniere. Anche il scià Mohammad Reza Pahlavi, al governo fino alla rivoluzione del 1979, era preoccupato di armare il paese contro ingerenze, soprattutto da parte dell’Unione Sovietica.
Con l’ascesa al potere del regime nel 1979, si è avviata una severa dinamica di conflitto con gli Stati Uniti, che hanno subito applicato politiche di contenimento e penalizzazione, alimentate dalla crisi degli ostaggi fra il 1979 e il 1981.
La situazione si intensificò nel 1980 con l’invasione dell’Iran da parte dell’Iraq di Saddam Hussein, un punto di svolta cruciale. La guerra tra Iran e Iraq, durata otto anni, ha plasmato la narrativa della resistenza iraniana: il paese ha combattuto non solo contro l’Iraq, ma contro tutto il mondo, sostenuto, armato e finanziato per Saddam.
Questa narrazione, sebbene parzialmente vera, ha avuto un impatto significativo sulla classe dirigente iraniana, formata nel mito della resistenza. L’attuale Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, è un veterano di quel conflitto. Come sottolineato dall’analista Vali Nasr nel suo libro Iran’s Grand Strategy, l’idea della resistenza ha plasmato la Repubblica Islamica, influenzando la sua politica, economia e istituzioni.
La nozione di difesa sacra (defa‘e moqaddas), emersa durante la guerra contro l’Iraq, ha evoluto il concetto di sacrificio per la patria in una giustificazione per infliggere qualsiasi costo alla popolazione per la sopravvivenza del regime.
A partire dagli anni Duemila, l’opposizione con gli Stati Uniti e Israele è aumentata, con il regime che ha implementato sistemi di deterrenza per prevenire attacchi e garantire resistenza in caso di guerra. Esternamente, ha formato l’Asse della resistenza, un insieme di milizie alleate che sostengono gli sforzi bellici dell’Iran.
Militarmente, il regime ha adottato una struttura a mosaico per garantire l’operatività durante la guerra, decentralizzando i comandi. Inoltre, ha creato una struttura profonda in cui la successione di leader è assicurata. Economicamente, il regime ha abituato per decenni la popolazione a tollerare sanzioni e ha promuovuto l’autarchia.
Il regime iraniano, ampio e complesso, presenta variazioni nella forza dell’ideologia della resistenza a seconda delle fasce di potere. Tuttavia, la guerra ha rinforzato gli estremisti, minando le possibilità di compromesso da parte dei riformisti.
L’ideologia della resistenza ha dei limiti, e nuovi attacchi militari intensi, maggiore pressione economica o un’insurrezione popolare potrebbero misurare la resilienza del regime. Tuttavia, attualmente, questo limite non è stato superato e nessuna forma di pressione sembra aver avuto il successo sperato dall’amministrazione Trump.
Mah, davvero incredibile come Trump non capisca la determinazione dell’Iran. La storia di quel paese è segnata da conquiste e ingerenze esterne, e la loro risposta è sempre stata resistere. Non si arrendono facilmente, anzi, sembra che più si preme, più si difendono. Che follia!