La lettera di Zelensky a Putin: una sfida alla guerra e alla leadership russa
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha inviato una lettera pubblica al suo omologo russo Vladimir Putin, in cui esprime vulnerabilità e sfida alla guerra in corso. Zelensky sottolinea che l’aggressione russa non ha portato a vittorie sostanziali e minaccia la stabilità interna del regime di Mosca, in un momento in cui «le tue risorse stanno riducendosi in modo significativo», riporta Attuale.
Il leader ucraino, nel suo messaggio, mette in evidenza il crescente malcontento tra la popolazione russa e il deterioramento della situazione interna. Sottolinea che il malcontento è accresciuto da pesanti perdite sul campo, con «30.000 tra morti e feriti gravi» per i soldati russi ogni mese. Zelensky evidenzia che «il 63 per cento delle tue perdite sui campi di battaglia sono morti», suggerendo che la Russia non può sostenere tali perdite nel XXI secolo.
Zelensky continua a delineare il contrasto tra le sorti ucraine e russe, affermando che mentre l’Ucraina riceve aiuti, la Russia affronta sanzioni. Indica che la tenacia della resistenza ucraina ha colto di sorpresa la leadership russa, segnando un errore strategico. Focalizzandosi sulla necessità di un accordo di pace, suggerisce a Putin di non temere la fine della guerra, avvertendolo che l’Ucraina «preserverà la propria indipendenza» e «porterà la guerra nel territorio russo».
Il tono di Zelensky si fa personale quando accenna all’età di Putin, affermando che la stanchezza aumenta con il tempo e che la Russia sta diventando sempre più isolata. Invita Putin a riflettere se sia davvero il momento di continuare il conflitto, ponendo anche la possibilità di un incontro bilaterale in Turchia o in Svizzera, rifiutando l’idea di recarsi a Mosca.
Infine, Zelensky si mostra ottimista riguardo a un possibile cessate il fuoco immediato durante i negoziati, mentre ribadisce che l’Ucraina non si arrenderà mai e che, se Putin decidesse di continuare la guerra, dovrebbe «combattere per la sua stessa esistenza personale», richiamando la storia del crollo del regime zarista nel 1917.