Venezia, 8 maggio 2026 – La Biennale di Venezia sta vivendo un clima di forti contestazioni politiche, con eventi che hanno reso questa edizione memorabile. Due giorni fa, l’opening della 621esima edizione è stato interrotto dal blitz dei collettivi femministi Pussy Riot e Femen contro il padiglione russo, seguito da una doppia protesta, che ha visto una serrata di una ventina di padiglioni contro Israele e un corteo pro-Pal con circa 2mila partecipanti, sfociato in scontri con la polizia, riporta Attuale.
Nel frattempo, il vicepremier Matteo Salvini ha visitato il padiglione russo ai Giardini della Biennale, dove ha assistito alle performance artistiche, che non saranno più visibili al pubblico da domani. Durante la sua visita, Salvini ha incontrato la commissaria del padiglione, Anastasia Karneeva, e ha esprimendo la speranza che “dopo quattro anni di conflitto, di sanzioni e di morti si vada al tavolo e che sia la diplomazia a decidere e a chiudere il conflitto”.
La serrata dei padiglioni anti-Israele
Una ventina di padiglioni nazionali tra i Giardini e l’Arsenale hanno chiuso in seguito a una mobilitazione “senza precedenti” promossa dal collettivo ‘Art Not Genocide Alliance’ (Anga). Il canale Telegram ‘Global Project‘ ha comunicato che “decine di padiglioni ed esposizioni della Biennale di Venezia rimangono chiusi per lo sciopero di lavoratrici e lavoratori della cultura contro la presenza del padiglione israeliano e il genocidio ancora in corso in Palestina”.
La chiusura è accaduta in concomitanza con il corteo di oggi pomeriggio, che si è mosso da via Garibaldi con l’intento di raggiungere il padiglione israeliano all’Arsenale, contro il genocidio e la militarizzazione dell’economia, per i diritti di lavoratrici e lavoratori e in solidarietà con gli attivisti della ‘Global Sumud Flotilla’ Thiago e Saif, attualmente detenuti in Israele.
Al momento, i padiglioni chiusi includono Austria, Belgio, Egitto, Lituania, Catalogna, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Turchia, Finlandia, Olanda, Irlanda, Qatar, Malta, Cipro, Ecuador, Regno Unito e Arti Applicate. Tuttavia, il padiglione del Qatar è rimasto aperto, contrariamente alle iniziali previsioni di chiusura per lo sciopero “anti-Israele”, confermato dagli organizzatori.
Un migliaio di attivisti al corteo pro-Pal
Circa mille attivisti pro-Pal hanno organizzato un corteo per protestare contro la presenza di Israele alla Biennale di Venezia. I manifestanti hanno sfilato verso l’Arsenale, intonando slogan come “Free Palestine” e “From the river to the sea Palestine will be free”. Durante l’evento, si è chiesto che “venga chiuso il padiglione di Israele” e che non ci sia spazio per il sionismo e per giustificare il genocidio ancora in corso.
Il corteo, partito intorno alle 16.30, è terminato circa due ore dopo. Dopo un breve momento di tensione con la polizia davanti all’Arsenale, i manifestanti hanno formato un cerchio per ascoltare alcuni discorsi al megafono, prima di iniziare a disperdersi. Durante il percorso, il numero di attivisti è aumentato fino a quasi 2.000.
Salvini: “All’Arsenale non si parla di guerra”
Ritornando alla questione, il vicepremier Matteo Salvini ha affermato che “all’Arsenale non si parla di guerra, non si parla di conflitti”. Durante la visita al padiglione russo, ha specificato: “Vengo dal Padiglione degli Stati Uniti, passo da quello russo, vado a quello cinese, passo per quello israeliano, vado all’italiano e spero di vederne tanti altri”.
Salvini ha anche sottolineato che “la cultura e lo sport dovrebbero essere campi neutri, campi d’incontro”, aggiungendo che chi visita il padiglione russo potrebbe uscirne con una più grande serenità, che si riflette nella sua attività politica.
Il vicepremier: “L’arte e la Biennale servono a riavvicinare”
“Adoro i canti e le tradizioni popolari di tutto il mondo. Oggi, la mia mente è anche un po’ a Genova per l’adunata degli Alpini, perché lì ci sono anche storie, tradizioni e rispetto. Siamo realmente in un’epoca surreale, dove persino l’adunata dei rigorosi Alpini riesce a scandalizzare e preoccupare”, ha aggiunto. “Penso che l’arte e la Biennale servano a riavvicinare. È un segnale positivo che i padiglioni di Paesi attualmente in conflitto siano aperti e ci siano giovani innovativi”.