Il Pd e il M5s si oppongono a una patrimoniale nazionale e chiedono una tassazione europea sui super ricchi

12.05.2026 18:15
Il Pd e il M5s si oppongono a una patrimoniale nazionale e chiedono una tassazione europea sui super ricchi

Il leader di Avs ripropone il tema della redistribuzione in vista del tavolo sul programma del centrosinistra, ma gli alleati frenano. Intanto emerge una proposta di legge d’iniziativa popolare che potrebbe mettere in difficoltà il Campo largo, riporta Attuale.

Pd e Movimento 5 Stelle si oppongono fermamente a una patrimoniale nazionale nel programma del centrosinistra. I due partiti provano a delimitare il perimetro della discussione, prima che diventi motore di conflitto all’interno della coalizione. La posizione che emerge da entrambi i partiti è chiara: nessuna nuova tassa patrimoniale in Italia, e nessun provvedimento che possa ulteriormente indebolire il ceto medio, nonostante le proposte in discussione riguardino redditi ben superiori alla media italiana, almeno dieci volte. Si tratta invece di avviare un dibattito sui super-ricchi, sui grandi patrimoni e su una tassazione da costruire a livello europeo.

Questa reazione segue le affermazioni di Nicola Fratoianni, leader di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha identificato nella redistribuzione della ricchezza uno dei nodi cruciali del programma del campo largo, affermando che «la ricchezza è distribuita in modo sempre più diseguale», evidenziando come una grossa fetta di ricchezze resti al di fuori del sistema fiscale. È fondamentale, secondo Fratoianni, “correggere l’inaccettabile concentrazione della ricchezza”.

La frenata del Pd

Nel Pd, la prudenza è massima. Antonio Misiani, responsabile economico del partito, non evita il tema della maggiore progressività fiscale, ma sposta immediatamente la discussione su un livello europeo. «Dobbiamo considerare la questione su quella scala. A livello nazionale, c’è un forte rischio di elusione e di spostamento della ricchezza. La scala europea è il livello più adeguato», spiega a Open. Questa prospettiva si collega anche al programma dei socialisti europei per le elezioni del 2024, durante il quale i dem avevano già sottoscritto l’idea di una maggiore tassazione sui grandi patrimoni, osteggiata dal centrodestra.

Misiani chiarisce ulteriormente: «Il ceto medio noi lo vogliamo lasciare in pace». Il fulcro della questione non è l’introduzione di una patrimoniale generalizzata, ma affrontare un problema specifico: «Il sistema fiscale è regressivo per alcuni contribuenti. Chi ha un reddito elevato paga in proporzione di meno rispetto al ceto medio». Da questo nasce la disponibilità a una discussione “laica” con gli alleati, anche in merito alle successioni: «C’è necessità di maggiore progressività, noi su questo siamo aperti».

La linea di Conte

La cautela regna anche nel Movimento 5 Stelle, sebbene con diverse sensibilità tra i singoli parlamentari. Dalla cerchia ristretta di Giuseppe Conte si fa presente che «un conto è una tassa sui grandi patrimoni a livello europeo, un altro è una patrimoniale secca a livello nazionale: su questa non siamo d’accordo». La posizione dell’ex presidente del Consiglio, per il momento, è chiara: «Una misura di questo tipo non è all’ordine del giorno».

Tuttavia, il tema potrebbe tornare alla ribalta nel percorso programmatico avviato con Nova. Il partito ha inaugurato un’iniziativa chiamata «100 spazi aperti per la democrazia», punti di discussione per inscritti e non, in previsione della definizione del programma. La domanda iniziale sarà: quali obiettivi deve conseguire la coalizione progressista per migliorare la vita degli italiani? La patrimoniale, ammettono, potrebbe anche emergere tra le proposte, ma ciò porterà a un’sintesi politica. «Se uno dice: voglio tassare tutti quelli sopra i tremila euro, anche no», riflette provocatoriamente un pentastellato.

La proposta che riapre il dibattito

Nel frattempo, torna a farsi sentire il tema della patrimoniale grazie alla proposta di legge d’iniziativa popolare “1% equo”, sostenuta da Rifondazione comunista e depositata in Cassazione il 7 maggio. Tale proposta prevede un’imposta patrimoniale annuale progressiva sui patrimoni superiori a 2 milioni di euro, esclusa la prima casa, con aliquote dall’1 al 3,5% e un allineamento alla media europea dell’imposta di successione. I promotori stimano un gettito compreso tra 26 e 60 miliardi l’anno.

La raccolta firme inizierà il 15 maggio e si dovrà completare entro il 15 novembre. In caso di successo, la proposta sarà probabilmente ereditata dal prossimo Parlamento, poiché le proposte di legge d’iniziativa popolare non decadono con la fine della legislatura.

Questa piattaforma si rivolge direttamente all’ala più a sinistra della coalizione e pone in evidenza le difficoltà del campo largo, dove il Prc già collabora con la coalizione in diversi comuni, mentre si prepara a lavorare con attenzione sul programma comune. Per Avs, è imperativo esplicitare come intendono redistribuire ricchezze e risorse, richiamando le parole di Fratoianni, secondo cui «i contenuti sono il perimetro» dell’alleanza.

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