Il braccialetto elettronico per Mario Adinolfi resta in vigore, riporta Attuale.
L’ex parlamentare del Partito Democratico e fondatore del Popolo della Famiglia continuerà a indossare il braccialetto elettronico. Il giudice delle indagini preliminari, Giulia Arcieri, ha respinto la richiesta di revoca degli arresti domiciliari presentata dagli avvocati Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo. Adinolfi, 54 anni, affronta gravi accuse formulate dall’aggiunto Maurizio Arcuri, che riguardano una presunta truffa a danno di decine di persone, inclusi anziani e soggetti vulnerabili, attraverso il sistema di scommesse noto come «Scommessa Collettiva».
Cosa ha spiegato Adinolfi sui bonifici sospetti
Nel corso dell’interrogatorio, Adinolfi ha cercato di chiarire la questione dei bonifici con causali errate che indicavano acquisti di beni di lusso. Ha dichiarato che tali informazioni erano state fornite in modo falso su suggerimento del gestore del sito di scommesse online, per evitare controlli. Tuttavia, il gip ha espresso dubbi sulla sua versione, ritenendo che evidenzi una «mancanza di trasparenza», in linea con il sistema contestato dalla Procura. Inoltre, pesa nella decisione la sua mancata disponibilità a restituire il denaro che molte persone affermano di aver perso nella «Scommessa Collettiva», come documentato dal comando provinciale della Guardia di Finanza.
Cosa prevede ora il regime dei domiciliari
Il regime di arresti domiciliari per Adinolfi rimane invariato. I suoi legali avevano richiesto la possibilità di interagire con i media e di incontrare familiari non conviventi, ma la gip ha negato entrambe le richieste. Adinolfi potrà continuare a comunicare solo tramite i suoi avvocati, mentre potrà interagire con i familiari più vicini, tra cui genitori, fratelli e figli. Qualsiasi altro contatto dovrà essere autorizzato caso per caso.
Le accuse sul sistema da quasi 5 milioni di euro
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la Procura accusa Adinolfi di aver raccolto quattro milioni e 700mila euro, destinati a spese per viaggi in Egitto, alle Maldive e in montagna, all’acquisto di una barca e di un quadro, oltre a circa centomila euro trasferiti alla madre nel corso di quattro anni. Il sistema contestato potrebbe ammontare a quasi cinque milioni di euro, con accuse di esercizio abusivo dell’attività finanziaria, raccolta abusiva del risparmio, truffa aggravata ed evasione fiscale. La difesa attende ora una decisione dal tribunale del Riesame, il quale dovrà valutare se le evidenze ritenute valide dal gip giustifichino il mantenimento degli arresti domiciliari per Adinolfi.