L’Europa di Draghi: sfide e nuove strategie
DALLA NOSTRA INVIATA
AQUISGRANA – «Per la prima volta a memoria d’uomo, siamo soli», afferma Mario Draghi, ex presidente della BCE e premier italiano, durante il suo discorso ad Aachen, in Germania. L’Europa sta affrontando una realtà inedita, senza i suoi principali alleati, in particolare gli Stati Uniti. Draghi sottolinea che l’Europa deve rispondere a queste nuove sfide con un approccio diverso, affermando che «le decisioni che l’Europa deve prendere non possono più essere contenute dentro il quadro istituzionale che abbiamo ereditato». Per Draghi, la soluzione risiede in un forte cambiamento e in un federalismo pragmatico, riporta Attuale.
Draghi ha ricevuto il premio Carlo Magno per l’«opera di una vita» in una cerimonia presso la cappella di Aachen, storicamente significativa. Nonostante passate critiche, il cancelliere tedesco Friedrich Merz lo ha accolto, e Draghi ha dedicato parole di ringraziamento alla moglie, sorpresa dall’attenzione.
Durante il suo intervento, ha espresso una valutazione netta sulla situazione attuale: «Il mondo che un tempo aiutava l’Europa a generare prosperità non esiste più». Draghi ha criticato la posizione americana, affermando che gli europei ora devono affrontare la possibilità che gli Stati Uniti non garantiscano più la loro sicurezza con le stesse condizioni di prima. Ha chiamato a un approccio più fermo nei confronti di Washington, sottolineando la crescente unilateralità nelle decisioni economiche. Al tempo stesso, ha messo in guardia sulla Cina, definendola un’opzione insoddisfacente che sostiene la Russia.
Strategie per il futuro dell’Europa
Draghi ha spiegato come l’attuale situazione sia conseguenza di scelte premeditate nel costruire l’Unione Europea. «Il progetto europeo è stato costruito per impedire la concentrazione del potere», afferma, destacando i risultati precedenti: pace, mercato unico e libertà di movimento. Tuttavia, il sistema ora mostra crepe, in parte a causa di due presupposti errati: la convinzione di un’economia aperta e l’idea che l’Europa non avrebbe mai dovuto confrontarsi con problemi di sicurezza.
Ha identificato tre vulnerabilità chiave dell’Europa: la dipendenza dalla domanda esterna, le dipendenze strategiche come quella dal GNL statunitense e il ritardo tecnologico, in particolare nel settore dell’intelligenza artificiale, che potrebbe costituire il problema più serio per il futuro del continente.
Per Draghi, le proposte devono mirare a completare il mercato unico e a sviluppare una politica industriale che eviti anomalie e inefficienze. Ha anche ribadito la necessità di un autonomo approccio difensivo contro le minacce esterne, evidenziando che nessuna nazione europea può proteggersi da sola.
Un nuovo modello di governance
Infine, ha proposto un «federalismo pragmatico», sostenendo che l’Europa ha bisogno di decisioni più incisive. Le istituzioni attuali non sono sufficienti per affrontare le sfide moderne; è necessario che ciò che è sostanziale venga prioritizzato rispetto ai processi burocratici. Draghi ha concluso il suo intervento enfatizzando la necessità di costruire una legittimità democratica dal basso per ottenere un cambiamento significativo.