Trump: «Non voglio una guerra a 15.000 chilometri» dopo vertice con Xi Jinping
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PECHINO – Durante il vertice di due giorni, Xi Jinping ha interrogato Donald Trump sulla possibile difesa militare di Taiwan. Una domanda diretta che ha spinto Trump a rispondere: «di queste cose non parlo». Sul volo di ritorno verso Washington, il presidente americano ha precisato: «C’è solo una persona che sa la risposta: io». Ha anche dichiarato: «L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno adesso è una guerra a 15.000 chilometri di distanza», riporta Attuale.
Il summit si è concluso con un pranzo a Zhongnanhai, dimora dei leader comunisti, in un evento raro per un ospite straniero. Nonostante la cordialità dei colloqui, Xi ha avvertito che la relazione tra Stati Uniti e Cina potrebbe degenerare se la questione di Taiwan non sarà gestita con cautela. Trump ha affermato: «Penso che andrà tutto bene. Non vuole una guerra» e ha riferito che Xi si è opposto a qualsiasi dichiarazione di indipendenza da parte dell’isola, visto che «sarebbe una sfida molto forte». Quando gli è stato chiesto se i taiwanesi dovrebbero sentirsi più o meno sicuri, Trump ha risposto: «Neutrali. Questo va avanti da anni. Non è cambiato nulla. Dico solo che non voglio avere qualcuno che opta per l’indipendenza. Dovremmo viaggiare per 15.000 chilometri per combattere una guerra. Non è quello che voglio. Voglio che si calmino, che la Cina si calmi.
Trump ha rivelato di non aver ancora preso una decisione riguardo a un possibile pacchetto di vendita di armi a Taiwan valutato a 14 miliardi di dollari, già autorizzato dal Congresso ma posticipato per le pressioni della Cina. «Potrei farlo oppure no. Non vogliamo avere guerre. Se si lasciano le cose come stanno, penso che alla Cina andrà bene. Ma non vogliamo che qualcuno dica: “Scegliamo l’indipendenza perché gli Usa ci appoggiano”», ha aggiunto il presidente.
In precedenza, la Cina si era già opposta a una vendita di 11 miliardi di dollari in armi a Taiwan avvenuta a dicembre. Trump ha discusso del nuovo pacchetto con Xi, suscitando allerta tra i sostenitori di Taiwan, ricordando l’impegno del 1982 firmato da Ronald Reagan, che stabilisce che Washington non consulterà la Cina sulle vendite di armi. Trump ha difeso la conversazione con Xi, dichiarando: «Io non ho detto nulla, lui ha sollevato il tema. Cosa dovevo fare: dire che non volevo parlarne in nome di un accordo del 1982? No, abbiamo parlato anche di questo».
In merito ai dazi commerciali, Xi ha segnalato i progressi nella stabilizzazione delle relazioni economiche e commerciali, mentre Trump ha dichiarato che non si è discusso di dazi, contrariamente a quanto affermato dal ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, che ha affermato che i due Paesi stanno esaminando una estensione della tregua commerciale e «riduzioni reciproche dei dazi». Wang ha confermato anche la visita di Xi negli Stati Uniti, programmata per settembre.
Trump ha anche affrontato il tema dell’Iran, auspicando che la pressione esercitata dalla Cina potrebbe facilitare la riapertura dello Stretto di Hormuz, aggiungendo che Xi potrebbe agire «autonomamente» vista l’importanza strategica del passaggio per il petrolio cinese. Il presidente ha definito Xi un amico e ha sottolineato la necessità di gestire le relazioni internazionali con ciò che si ha: «Lo rispetto, e se sia un dittatore sta a voi deciderlo».