Tulsi Gabbard annuncia le dimissioni dalla direzione della National Intelligence degli Stati Uniti

22.05.2026 20:35
Tulsi Gabbard annuncia le dimissioni dalla direzione della National Intelligence degli Stati Uniti

Dimissioni della direttrice della National Intelligence degli Stati Uniti, Tulsi Gabbard

Venerdì, Tulsi Gabbard, direttrice della National Intelligence degli Stati Uniti, ha annunciato le sue dimissioni, efficaci dal 30 giugno, dopo aver coordinato il lavoro delle varie agenzie di intelligence. Nella sua lettera, ha citato motivi personali legati alla diagnosi di tumore del marito come causa principale della sua decisione. Trump ha commentato su Truth che Gabbard “ha fatto un ottimo lavoro, e ci mancherà”, riporta Attuale.

Negli ultimi mesi, i rapporti di Gabbard con l’amministrazione Trump si erano deteriorati, in particolare dopo l’intervento degli Stati Uniti in Venezuela e l’escalation dei conflitti in Medio Oriente. La sua opposizione agli interventi militari americani all’estero è stata un punto di tensione con il presidente e il suo entourage.

In merito all’attacco contro l’Iran, Gabbard aveva criticato il supporto degli Stati Uniti a Israele, sostenendo che le loro strategie e obiettivi fossero divergenti. Inoltre, aveva argomentato che non esistevano prove concrete a sostegno della tesi che l’Iran fosse vicino a sviluppare un’arma nucleare, uno dei motivi citati da Trump per giustificare il coinvolgimento militare americano. Questa posizione le aveva causato un progressivo isolamento all’interno dell’amministrazione.

Gabbard era stata nominata direttrice della National Intelligence in modo a sorpresa da Trump, una scelta controversa data la sua precedente affiliazione al Partito Democratico. La nomina suscitò polemiche anche per il suo sostegno a leader stranieri autoritari, inclusi i rapporti positivi con Vladimir Putin.

Nel suo ruolo, Gabbard ha investito risorse per supportare la teoria secondo cui le elezioni presidenziali del 2020 sarebbero state compromesse per favorire Joe Biden, una narrazione che ha trovato scarsa sostanza nei fatti, ma che continua a essere promossa da Trump.

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