Il campo largo si prepara alla battaglia sulla legge elettorale
Il campo largo sta affrontando una delicata battaglia parlamentare riguardante la legge elettorale. Inizia a prendere piede l’idea poco gradita delle primarie, mentre si spera in un intervento della Corte Costituzionale. Se i giudici dovessero annullare lo Stabilicum, molte ansie svanirebbero, inclusa quella di una sconfitta elettorale per un voto in meno, oltre alla difficoltà di gestire una prova interna complessa. Il testo rivisto dal centrodestra mira a superare il vaglio di legittimità sui suoi due pilastri principali: l’indicazione del premier, che resta al limite del perimetro costituzionale, e il premio di maggioranza, ora ridotto a un più accettabile 13%, riporta Attuale.
Tuttavia, i giuristi dell’opposizione segnalano numerose criticità giuridiche. Un primo punto contestato riguarda l’esclusione degli elettori del Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta dal premio, una scelta che sembra compromettere il principio di uguaglianza. Inoltre, escludere questi seggi dagli 220 deputati e 113 senatori assegnati al vincitore potrebbe portare a un’alterazione dei calcoli, facendo superare alla coalizione il limite del 55%. Un altro vulnus è il meccanismo salva-paracadutati. Se la coalizione vincente dovesse eleggere più parlamentari del previsto, i 105 candidati del listone nazionale rimarrebbero inamovibili, cedendo il posto solo a quelli eletti nei territori. Anche al Senato, la contraddizione tra la quota bloccata e l’obbligo costituzionale di eleggere la Camera Alta su base regionale potrebbe non avere soluzione.
In questo contesto, il piano A del campo largo è fare pressione sulla Consulta. Tuttavia, la procedura parlamentare avanza. Un aspetto certo è che gli emendamenti saranno di coalizione, ma non è ancora chiaro quali saranno. La strategia è controversa tra proposte soppressive e interventi sul merito. Le scommesse si orientano verso la seconda opzione, sebbene possa sembrare poco saggio partecipare a questa sceneggiatura, dato che la maggioranza tenderà a limitarsi a piccole rifiniture. L’unico variabile significativa sono le preferenze. Alcuni potrebbero riproporle, attivando il voto segreto e, teoricamente, rendendo l’approvazione scontata, creando così confusione nel centrodestra. Tuttavia, le dichiarazioni d’intenti e i voti reali in questa materia spesso seguono percorsi divergenti.
Il tempo stringe, con la premier Meloni che mira a chiudere l’iter prima della pausa estiva. Secondo Angelo Bonelli (Avs), la volontà di Meloni è accelerare perché intende votare in autunno. Sebbene non sia del tutto corretto, questa paura spinge il campo largo ad affrontare la questione. Giuseppe Conte ha dichiarato: “Le primarie possono essere una soluzione, ma è fondamentale un progetto condiviso”. È tempo di definire le regole del torneo, considerando che le precedenti consultazioni di coalizione del 2006 e 2013 si svolsero in contesti troppo differenti per essere portate come esempio. Se il voto parallelo, sia in presenza che online, ora sembra garantito, altrettanto innegabile è l’apertura a tutti sul modello dem, con alcune restrizioni per limitare i partecipanti. Ciò che risulta cruciale è se si opterà per uno o due turni. Conte ritiene che il turno unico lo avvantaggerebbe; viceversa, nel caso di un doppio turno, i voti dei concorrenti potrebbero convergere sulla rivale. Pertanto, insiste per il “o la va o la spacca”. Per opposti motivi, Elly e il Pd sostengono il doppio turno. La sfida interna, con l’eccezione di un intervento miracoloso della Consulta, appare quasi certa. Renzi, da parte sua, continua a puntare sulla sua scommessa, Silvia Salis, che ribadisce il suo rifiuto nei confronti della proposta. Passando oltre, l’idea rimane quella di concordare un nome per la premiership, ma le difficoltà legate alla determinazione di Schlein e Conte rappresentano ostacoli significativi, anche per un politico esperto come lui.