Il carcere minorile di Bologna critica ‘Mare fuori’: la produzione realizzata dai detenuti racconta la verità

12.06.2026 02:45
Il carcere minorile di Bologna critica 'Mare fuori': la produzione realizzata dai detenuti racconta la verità

Bologna, 12 giugno 2026 – Non ci sono ragazze con trucco perfetto, nessun ornamento di design, e nessun abito alla moda. “In un carcere non esiste quel tipo di cose, è una terribile mistificazione,” afferma candidamente Lorenzo Roccaro, direttore da un anno dell’istituto penale per minorenni Pietro Siciliani di Bologna. Le sue parole mirano contro la popolare serie televisiva ‘Mare fuori’, attualmente alla sesta stagione, che ha ricevuto due Nastri d’Argento e ha ispirato un musical presentato nei principali teatri italiani, riporta Attuale.

La produzione dell’Ipm bolognese: ‘Vero mare dentro’

“Lì si pubblicizzano i gioielli indossati dai ragazzi, mentre qui combattiamo per togliere collanine e altri oggetti ritenuti pericolosi,” prosegue Roccaro. Quest’anno, la produzione finale del laboratorio di videomaking dell’istituto bolognese avrà il titolo ‘Vero mare dentro’, documentando la vita quotidiana all’interno della struttura, con l’aiuto dell’operatrice Agnese Mattanò. “Se teniamo tutto per noi, queste informazioni servono a poco,” ha commentato il direttore, sottolineando l’importanza di mostrare la realtà del carcere minorile.

Mini-serie in 4 puntate

La mini-serie in quattro puntate, realizzata dai detenuti, potrebbe anche coinvolgere gli agenti della polizia penitenziaria per plasmare una narrazione sulle difficoltà che affrontano con i giovani in conflitto con la legge. “Oscurando ovviamente i volti,” precisa Roccaro, aggiungendo che la questione è ancora in fase embrionale. Oltre alla contro-fiction, i giovani detenuti stanno partecipando a diverse attività, tra cui realizzazione di podcast, giurie cinematografiche e collaborazioni musicali con la band Stato Sociale, che opera regolarmente in carcere.

Inaugurata la biblioteca costruita dagli stessi ragazzi

Queste iniziative sono state presentate ieri durante l’inaugurazione della biblioteca all’interno dell’istituto bolognese, costruita dagli stessi detenuti. Grazie al progetto ‘Letti in flagranza’ sostenuto da Librerie.coop, la biblioteca conta 500 volumi e dispone di uno spazio di sessanta metri quadrati per incontri con gli autori e per permettere ad ogni detenuto di prendere in prestito un libro. Questa iniziativa mira a far fiorire il pensiero creativo dietro le sbarre e a facilitare un contatto con il mondo esterno.

Un grande investimento sulla sicurezza

“È un grande investimento sulla sicurezza – ha dichiarato il cardinale di Bologna, Matteo Zuppi – far sì che un ragazzo scopra se stesso e il proprio potenziale. Non si tratta di rinforzare le serrature, ma di dare speranza.” Questo concetto è stato ribadito dalla scrittrice Silvia Avallone, che conduce frequentemente attività di volontariato nel carcere. “Il giovane detenuto ha esclamato: ‘Ué questo spacca’ mentre ascoltava la lettura di una poesia di Pascoli,” ha riferito Avallone, rimarcando l’impatto positivo che queste attività possono avere sulla vita dei detenuti.

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