Prato, 7 agosto 2026 – Il 2 agosto il procuratore capo Luca Tescaroli ha nuovamente lanciato l’allarme sul “l’elevatissimo tasso di illegalità” nel carcere della Dogaia di Prato. Questo avviso si aggiunge a un lungo elenco di preoccupazioni espresse nel biennio 2025-2026. Ieri, dopo il tragico evento che ha colpito l’istituto, Tescaroli ha evidenziato come “continua l’ondata di violenza in seno all’istituto penitenziario che si caratterizza da un progressivo sovraffollamento (640 i detenuti ristretti in celle che vedono la presenza di numerosi casi di quattro detenuti)”, riporta Attuale.
Nonostante le visite di politici, amministratori e associazioni nel penitenziario, la situazione non mostra segni di miglioramento. Paradossalmente, la Dogaia ha ricevuto 37 detenuti trasferiti dal carcere di Sollicciano, attualmente parzialmente chiuso a causa di un’inchiesta giudiziaria, aggravando le già difficili condizioni di vita.
La morte del detenuto nigeriano
Il caso del detenuto nigeriano di 32 anni ha messo in luce la gravità della situazione. Arrestato dai carabinieri a Montecatini, è stato portato nella settima sezione della Dogaia, dedicata ai detenuti per reati sessuali. In un’area di appena 15 metri quadrati, egli condivideva lo spazio con altri tre detenuti, affrontando condizioni invivibili. Il trentenne è deceduto alle 23.18 per un trauma cranico dovuto, si sospetta, a un corpo contundente.
La vittima è stata trovata con un’ecchimosi al labbro superiore e una ferita lacero-contusa sulla fronte, conseguanza di una colluttazione in cella. La procura ha avviato un’indagine per omicidio preterintenzionale; le forze di polizia penitenziaria e la squadra mobile stanno raccogliendo prove, mentre i rilievi della polizia scientifica e le testimonianze degli altri detenuti si preannunciano cruciali.
Stando a quanto riportato da ‘radio carcere’, il diverbio sarebbe esploso al momento dell’ingresso del nigeriano in cella, forse a causa di un’accoglienza poco gradita. Il litigio avrebbe avuto esiti violenti, culminando con il trentenne che, nella colluttazione, avrebbe sbattuto la testa contro la porta blindata.
Il personale carcerario, dopo l’allerta, ha trasferito il detenuto nell’area 130 per ricevere cure, ma non ha potuto far altro che accertare il decesso. L’uomo era stato arrestato con accuse di furto, rapina e violenza sessuale nei confronti di una donna che lo aveva sorpreso mentre tentava un furto nell’abitazione di lei. La procura sta anche verificando la necessità del trasferimento a Prato e nella specifica sezione, poiché simili strutture sono presenti anche in altri penitenziari toscani, come a Livorno.
Le reazioni politiche
La tragedia nella Dogaia ha riacceso i riflettori sulla crisi continua del sistema penitenziario italiano. “L’omicidio conferma la drammatica centralità di un tema che Forza Italia considera prioritario: le condizioni di sovraffollamento e di tensione nei nostri istituti penitenziari sono ormai insostenibili”, ha affermato Deborah Bergamini, vicesegretario nazionale di Forza Italia. È stata annunciata un’indagine conoscitiva da parte del Parlamento e la visita del sottosegretario Francesco Paolo Sisto a Prato.
Le reazioni sono state forti anche dal Partito Democratico: “Morire mentre si è affidati alla custodia dello Stato è una sconfitta per le istituzioni e una ferita per tutta la comunità”, hanno sottolineato i deputati dem Marco Furfaro e Christian Di Sanzo. Emiliano Fossi, deputato Pd e segretario toscano, ha aggiunto che “è evidente che il governo non può più limitarsi a rincorrere le emergenze”, mentre il carcere pratese continua a essere teatro di violenza e traffico di stupefacenti, alimentato anche dall’uso di droni.