Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, ha aperto ieri a Roma la seconda European CHOD/NAD Conference, sottolineando l’importanza di “decidere in tempo”, poiché “nessun avversario adatterà i suoi piani ai nostri tempi procedurali”, riporta Attuale.
La sfida: dalle misure emergenziali a una procedura strutturata
Il Generale Portolano ha descritto il momento attuale come favorevole ma delicato. Grazie alle iniziative European Defence Industry Programme (EDIP) e Security Action For Europe (SAFE), l’Europa ha accesso per la prima volta a strumenti normativi e finanziari adeguati alle proprie ambizioni, ma “la disponibilità di risorse non garantisce, di per sé, un cambiamento”.
La sfida consiste nel passare dalle misure emergenziali a una procedura strutturata; attualmente, l’integrazione europea della Difesa “somiglia più a una risposta alle contingenze che a una trasformazione strutturale”.
Un incremento della spesa per la Difesa può comportare costi elevati, avvertendo il Capo di Stato Maggiore che ciò rimarrebbe inadeguato se le risorse aggiuntive seguissero le consuete scelte di acquisto di sistemi già disponibili da fornitori extraeuropei e una domanda frammentata su base nazionale.
Tre nuovi criteri per misurare ogni scelta
Il Generale Portolano ha delineato tre criteri per misurare ogni scelta: la destinazione della spesa, per valutare se contribuisca alla creazione di filiere produttive europee; la forma della domanda, al fine di identificare se sia aggregata a livello europeo o frammentata in programmi nazionali; e la titolarità delle capacità critiche, per valutare se l’Europa ottenga il controllo di tali capacità, assicurando una maggiore autonomia strategica.
Ha inoltre sottolineato che la deterrenza non è più valutabile unicamente in termini di quantità e qualità dei sistemi d’arma. Oggi, essa deve considerare anche la capacità industriale di sostenere un impegno bellico prolungato nel tempo. “Un’eccellenza tecnologica priva di profondità industriale, di scorte adeguate e di capacità di rigenerazione delle forze non produce deterrenza; produce una promessa, ma, forte della mia esperienza operativa, posso assicurare che le promesse non si schierano sul terreno”.
Portolano: “Oggi il vero avversario è il tempo”
Il Generale ha fatto notare che le lacune capacitive sono ben note e necessitano di essere colmate: “Il problema non è più capire, ma decidere e farlo in tempo. Perché il vero avversario, oggi, è il tempo”. Da ciò ne deriva una definizione rigorosa di prontezza operativa militare: non può basarsi su capacità pianificate o dichiarate, ma deve fondarsi “sulla capacità effettivamente disponibile alle Forze Armate, in tempi coerenti con le sfide e minacce presenti e future”.
La lezione dell’Ucraina
Riguardo al conflitto in Ucraina, frequentemente citato durante la conferenza, il Generale ha avvertito di non trasformare quell’esperienza in un modello “universale” per tutti gli scenari operativi. “L’Ucraina ci insegna molto e ciò che ci insegna è decisivo. Ma non ci insegna tutto”, ha affermato, sostenendo che le lezioni apprese debbano integrarsi con quelle di altre crisi, come quelle in Medioriente e in Africa, dove conflitti irrisolti sono accompagnati da campagne di influenza strategica condotte da potenze come Cina e Russia.
La logica del ‘fight tonight’
Il Generale Portolano ha poi avanzato che per rafforzare l’architettura di sicurezza in Europa sia necessario coinvolgere anche i Paesi europei non membri dell’Unione. Ha esortato ad andare oltre il mero dialogo di cooperazione e a promuovere un’integrazione reale, specialmente della base industriale e tecnologica, oltre alla standardizzazione di processi e procedure. Ha confermato che la prontezza dello Strumento militare deve essere percepita come un’esigenza immediata, affrontata nella logica del fight tonight della NATO.
Infine, il Generale ha enfatizzato il valore del formato conferenziale, volto a collegare le esigenze capacitive delle Forze Armate europee con possibili soluzioni di approvvigionamento, cercando di colmare il divario tra ciò che è disponibile e ciò di cui si ha realmente bisogno, evidenziando i risultati positivi ottenuti rispetto agli obiettivi stabiliti nella precedente conferenza di Parigi.