Assoluzione dei imputati nella vicenda della Torre Milano: un nuovo capitolo nell’urbanistica milanese
Milano – La sentenza che ha assolto gli imputati nel processo relativo alla Torre Milano è stata accolta con entusiasmo, descritta come “un raggio di luce nella notte che ha avvolto la città” e come un principio da estendere anche a tutte le altre cause sull’urbanistica, riporta Attuale.
Ieri, la giudice Paola Braggion ha dichiarato “tutti assolti” dopo un breve periodo di camera di consiglio, suscitando applausi tra gli imputati. Per gli abitanti del condominio situato in via Stresa, questa sentenza ha segnato la fine di una lunga notte d’ansia, poiché la Procura aveva avanzato richieste di confisca del grattacielo considerato abusivo, un’azione che avrebbe comportato l’abbattimento solo in caso di condanna definitiva.
“Ci siamo tolti un peso,” ha dichiarato un residente anonimo, esprimendo cautela poiché “la sentenza potrebbe essere impugnata e continuiamo a vivere sotto una spada di Damocle.” Egli ha sottolineato che eventuali distorsioni devono essere affrontate politicamente attraverso una legge nazionale che stabilisca regole chiare per il futuro. “Il prezzo non può essere pagato da famiglie come la mia, che hanno acquistato regolarmente una casa e ogni mese pagano il mutuo,” ha aggiunto.
Intanto, per circa 250 persone che abitano nella Torre Milano, un edificio di 24 piani alla Maggiolina, è arrivato un segnale di stabilità. Gli appartamenti, dal valore che varia da 400mila euro per un monolocale a tre milioni per un attico con vista sul skyline di Milano, erano stati oggetto di incertezze per anni. “Un’intera comunità è rimasta ostaggio di teoremi e cortocircuiti interpretativi che hanno cristallizzato risparmi, progetti e futuro di migliaia di famiglie,” ha dichiarato Filippo Borsellino, portavoce delle Famiglie sospese, esortando per un “quadro normativo chiaro che protegga definitivamente le famiglie e la città.”
Nei mesi scorsi, gruppi di cittadini hanno presentato ricorso contro i progetti di rigenerazione urbana, sottoposti a inchieste che hanno sollevato dubbi sull’attuale modello di sviluppo della città. “Attendiamo di leggere le motivazioni,” ha commentato l’avvocata Veronica Dini, “convinti che questa sentenza non pregiudichi la validità delle inchieste, che hanno portato il Comune a rivedere un sistema che per anni ha arrecato danni alla collettività.”
Questa assoluzione rappresenta solo uno dei tanti episodi di una battaglia giudiziaria che continua. La prossima sentenza riguarderà il caso di via Fauché, per cui il Comune ha ordinato l’abbattimento, confermato di recente dal Tar. Anche sulla Torre Milano la situazione è ancora in evoluzione, in quanto la Procura sta valutando un possibile ricorso in appello. All’interno dell’aula, dopo l’assoluzione, una quindicina di dipendenti della Direzione rigenerazione urbana si sono presentati per manifestare solidarietà ai colleghi, con applausi da parte di tutti.
Franco Zinna, ex dirigente comunale in pensione, ha commentato: “Abbiamo sempre lavorato onestamente e senza favorire nessuno; rifarei tutto quello che ho fatto, nella mia vita professionale. Questa non è Tangentopoli.” Giovanni Oggioni, altro ex dirigente assolto, ha affermato di sentirsi “limpido e trasparente” durante l’intero processo.
La voce di chi è stato colpito dalla situazione è stata amplificata anche dall’imprenditore-costruttore Carlo Rusconi, che ha commentato: “Nell’azione della Procura c’è il concetto di ‘colpirne uno per educarne cento’”. Stefano Rusconi, consigliere delegato della storica impresa costruttrice della Torre Milano, ha sottolineato come il blocco urbanistico abbia reso la casa un bene sempre meno accessibile. Inoltre, un accordo sindacale, raggiunto proprio alla vigilia della sentenza, prevede la tutela legale ai dipendenti in tutti i gradi di giudizio.
“Il modello urbanistico milanese – avverte il segretario generale della Uil Lombardia, Antonio Albrizio – sta generando crescenti disparità sociali. A grandi progetti immobiliari, necessari per la città, deve affiancarsi una politica dell’abitare, che garantisca opportunità per lavoratori, giovani e meno abbienti.”
Ma che assurdità! Questa storia della Torre Milano sembra un romanzo thriller, dove la giustizia sembra più un gioco che un principio. I cittadini meritano stabilità, non questa spada di Damocle. E adesso chi paga per gli anni di incertezze? Un bel casino!!!