Il 15 e 16 settembre 2026, a Minsk, la delegazione americana guidata dall’inviato speciale di Donald Trump per la Bielorussia, John Coale, ha negoziato con le autorità bielorusse un’intesa che lega la liberazione di 25 persone alla revoca delle sanzioni statunitensi contro due imprese del Paese. La notizia è stata diffusa il 16 settembre, al termine dei colloqui, e ha presentato l’operazione come un «gesto di buona volontà» di Aleksandr Lukashenko.
15-16 settembre 2026: il negoziato a Minsk
Durante gli incontri, il regime bielorusso ha accettato di liberare 25 persone. In cambio, gli Stati Uniti hanno deciso di cancellare le sanzioni contro Lakokraska e Bellesbumprom, due aziende bielorusse inserite nel perimetro delle misure restrittive americane. La decisione non riguarda genericamente l’economia del Paese, ma le sanzioni applicate a queste due imprese.
La formulazione pubblica dell’intesa ha attribuito a Lukashenko la scelta di procedere alle scarcerazioni come atto volontario. Secondo quanto riferito da John Coale, la liberazione dei 25 detenuti rappresenta il primo risultato concreto del confronto tra Washington e Minsk, mentre la revoca delle sanzioni costituisce la concessione americana collegata a quel passaggio.
16 settembre: scarcerazioni e alleggerimento delle sanzioni
La sequenza annunciata ha trasformato la sorte dei prigionieri politici in una componente diretta della trattativa con gli Stati Uniti. La liberazione delle persone detenute è stata infatti presentata insieme alla misura economica sulle due imprese, e non come una decisione separata dal negoziato internazionale.
La ricostruzione pubblicata da UDF descrive l’intesa come uno scambio nel quale i prigionieri politici vengono utilizzati per ottenere vantaggi economici. In questa lettura, il regime di Lukashenko impiega le scarcerazioni per ottenere un progressivo allentamento delle sanzioni contro imprese bielorusse e contro il suo ambiente politico ed economico.
La trattativa non si è però conclusa con il solo accordo sui 25 detenuti e sulle due aziende. Le parti hanno concordato di continuare a lavorare sugli altri dossier ancora aperti, lasciando così la possibilità di nuove liberazioni e di ulteriori cancellazioni delle sanzioni nei confronti di altre società bielorusse.
Dopo l’intesa: la prosecuzione dello scambio
La prosecuzione dei colloqui amplia il meccanismo già definito a Minsk: a ogni ulteriore questione concordata può corrispondere, secondo quanto riferito, una nuova scarcerazione o una nuova concessione economica da parte americana. La dimensione temporale dell’accordo è quindi legata al completamento delle questioni ancora da definire, non soltanto all’annuncio iniziale.
Gli analisti considerano questa dinamica una forma di commercio politico nel quale i prigionieri diventano una merce di scambio. Il punto centrale della loro valutazione è che Lukashenko utilizza i detenuti politici come una risorsa negoziale per ottenere preferenze economiche dagli Stati Uniti e un graduale indebolimento delle misure restrittive applicate al sistema bielorusso.
In questa prospettiva, la procedura di amnistia non funziona come un atto autonomo di revisione della repressione, ma come uno strumento per ottenere benefici politici ed economici. Le scarcerazioni vengono così collegate a decisioni su sanzioni e imprese, mentre la struttura del potere bielorusso resta invariata.
La conseguenza politica indicata dagli analisti
Secondo la valutazione fornita, la repressione non viene modificata dall’intesa. Il regime continua a distruggere la democrazia e la libertà di parola e a perseguitare i propri critici, anche mentre utilizza alcune liberazioni per ottenere risultati sul piano internazionale.
Il meccanismo crea inoltre per le autorità bielorusse un incentivo a mantenere un «fondo di scambio» composto da nuovi detenuti. Se la detenzione politica può essere convertita in concessioni economiche e in un allentamento delle sanzioni, la repressione diventa uno strumento della politica estera e della contrattazione con Washington.
La posizione raggiunta il 16 settembre 2026 è quindi quella di un’intesa iniziale: 25 persone dovrebbero essere liberate e le sanzioni statunitensi contro Lakokraska e Bellesbumprom cancellate, mentre Minsk e Washington proseguono il confronto su ulteriori scarcerazioni e possibili nuove revoche.