Le dimissioni di Keir Starmer: in attesa del nuovo leader Laburista
Dopo le dimissioni di Keir Starmer come primo ministro britannico e leader dei Laburisti, il suo successore sarà scelto attraverso un processo di selezione interno al partito che dovrebbe concludersi in estate, riporta Attuale. Fino ad allora, Starmer rimarrà in carica. Attualmente, l’unico candidato è Andy Burnham, considerato il favorito, e non è chiaro se si presenteranno altri concorrenti.
I tempi
Starmer ha annunciato che chiederà al comitato centrale del partito di aprire le candidature il 9 luglio e di chiuderle entro il 16 luglio, in concomitanza con la pausa estiva dei lavori parlamentari. L’ex primo ministro ha dichiarato di voler completare la transizione entro il 1° settembre, in modo che il suo successore possa assumere il ruolo prima della convention annuale prevista a Liverpool dal 27 al 30 settembre.
Dopo la raccolta delle candidature, potrebbero verificarsi due scenari: solo Burnham, nel qual caso non sarebbero necessarie primarie, oppure che emergano altri candidati, il che porterebbe a un’elezione interna con il voto dei membri.
I requisiti
Per presentarsi come candidato, è necessario avere il sostegno di almeno il 20% dei parlamentari, attualmente quindi 81. Inoltre, è richiesto il supporto del 5% delle sezioni locali dei Laburisti o di tre associazioni affiliate (come i sindacati). Se soddisfatti questi criteri, la candidatura sarà valida e verrà sottoposta al voto degli iscritti.
C’è solo Burnham
Questa è la possibilità che molti media britannici definiscono coronation (“incoronazione”), che sarebbe sicuramente gradita a Burnham. Se il 16 luglio fosse l’unico candidato, non ci sarebbe bisogno di alcun voto tra i membri del partito, e Burnham diventerebbe automaticamente leader dei Laburisti e primo ministro. Nel Regno Unito, il primo ministro è il leader del partito che detiene la maggioranza in parlamento, in questo caso i Laburisti.
La candidatura unica di Burnham sembra la più plausibile, dato il suo ampio supporto tra i parlamentari. Lunedì, l’ex ministro della Salute Wes Streeting, che era considerato un possibile candidato, ha rinunciato e ha annunciato il suo sostegno a Burnham, probabilmente in cambio di un ruolo significativo nel futuro governo.
Inoltre, i Laburisti vogliono evitare di apparire come i Conservatori, che dopo la Brexit hanno affrontato una serie prolungata di conflitti interni e cambi di leadership.
Ci sono altri candidati
Fino al 16 luglio ci sono ancora dei giorni e potrebbe quindi presentarsi qualcun altro. I candidati possono essere al massimo cinque (quattro più Burnham) e devono soddisfare i requisiti precedentemente menzionati. Se si arrivasse a un’elezione interna, il voto coinvolgerebbe circa 300.000 tesserati del partito, con Burnham che parte da favorito.
Il voto dei membri seguirà un sistema di preferenze trasferibili: i candidati vengono votati secondo l’ordine di preferenza, e se nessuno ottiene oltre il 50% al primo turno, si elimina il candidato con meno voti e le preferenze vengono trasferite, fino a quando uno di loro non raggiunge la maggioranza. In assenza di Streeting e con diversi membri del governo di Starmer a favore di una transizione ordinata verso Burnham, è improbabile che, anche in caso di elezione interna, ci sarebbe una competizione reale.
Limiti e precedenti della coronation
Il passaggio diretto delle responsabilità a Burnham comporterebbe alcune problematiche. Una parte dei Laburisti ritiene che ciò danneggerebbe la legittimità dell’operazione, apparendo come una manovra di elite per installarlo senza un confronto interno. Inoltre, Burnham potrebbe necessitare di più tempo per prepararsi a governare, dato che sono passati più di dieci anni dalla sua ultima esperienza nelle istituzioni nazionali.
Comunque, ci sono precedenti di processi di selezione interna ai partiti con un unico candidato. Tra i Conservatori, nel 2023, Rishi Sunak sostituì Liz Truss, mentre tra i Laburisti nel 2007, Gordon Brown fu l’unico candidato a succedere a Tony Blair. È pertinente notare che sia Sunak sia Brown persero le elezioni successive alle loro nomine.