Una campagna elettorale controversa alla BCE solleva interrogativi sulla cultura interna
La recente campagna elettorale per la Commissione del personale della Banca Centrale Europea (BCE) ha attirato l’attenzione dei media, grazie a un candidato, Jan Kuchta, che ha utilizzato l’intelligenza artificiale per presentarsi come un despota. Questa iniziativa, volta a criticare la dirigenza, ha portato la commissione elettorale a richiamarlo formalmente, senza però escludere la sua candidatura, riporta Attuale.
Kuchta, informatico di professione, ha inviato un’email a tutto il personale della BCE in cui si proponeva come «ammiraglio generale Jan Aladeen Kuchta», ispirandosi al film “Il dittatore” con Sacha Baron Cohen. La sua campagna è stata caratterizzata da immagini create con l’IA che dipingevano un contesto militare, suggerendo che la BCE stesse diventando una “dittatura suprema consultiva” e criticando la sua attuale direzione come autoritaria.
Il richiamo alla sua candidatura da parte della commissione elettorale ha generato un vero e proprio dibattito, con accuse di danneggiare l’immagine della BCE. È stato ritenuto inopportuno l’uso di un’immagine militarista, soprattutto in un momento caratterizzato da tensioni geopolitiche come quelle in Ucraina e in Medio Oriente. Kuchta si è classificato tredicesimo tra quindici candidati, con 630 voti espressi da un totale di 2.159 elettrici, su un organico di 5.500 dipendenti.
Un rappresentante dei lavoratori BCE, che ha preferito rimanere anonimo, ha dichiarato che nonostante il tono provocatorio della campagna, le questioni sollevate da Kuchta riflettevano preoccupazioni reali tra i dipendenti, tra cui il carico di lavoro e la percezione di favoritismi. Kuchta, infatti, sembra aver ottenuto visibilità per evidenziare problematiche come il networking interno, che molti ritengono influenzi le carriere all’interno dell’istituzione.
Secondo il rappresentante, l’intento di Kuchta non era necessariamente quello di essere eletto, ma piuttosto di lanciare un messaggio riguardo alla meritocrazia e alle difese dei diritti lavorativi. L’anno precedente, Kuchta aveva già tentato una campagna provocatoria, presentandosi come un guru in contrapposizione alla cultura aziendale, ma senza successo. Nella corrispondenza inviata quest’anno, ha descritto il richiamo che ha ricevuto come un tentativo di silenziarlo.
Un portavoce della BCE ha affermato che l’ente sostiene pienamente un dialogo aperto e costruttivo, sottolineando che la commissione elettorale ha valutato che alcune parti della campagna di Kuchta non rispettassero gli standard etici richiesti.
Nel 2025, il sindacato IPSO aveva già denunciato la BCE al Tribunale di Giustizia dell’Unione Europea, accusandola di tentativo di censura e intimidazione nei confronti del personale. Questa segnalazione era stata motivata da un episodio in cui una funzionaria della BCE aveva intimato al presidente del Comitato del personale di limitare le interviste ai media, in seguito a una rivelazione pubblicata da un importante giornale tedesco.
In un sondaggio condotto dal sindacato, il 68% dei 1.400 dipendenti intervistati aveva affermato di sentirsi riluttante a segnalare eventuali errori ai superiori per paura di ritorsioni. Le problematiche interne alla BCE rare volte fanno notizia al di fuori dei media specializzati, ma quando ciò accade, spesso si ritorcerebbero contro l’ente stesso, servendo come leva nelle rivendicazioni sindacali.
La BCE, situata a Francoforte, gode di uno statutario di entità extraterritoriale, il che le consente di adottare regolamenti autonomi in materia di organizzazione del lavoro. Recentemente, sono state modificate le regole relative all’elezione della Commissione del personale per aumentarne la rappresentatività; tuttavia, IPSO ha contestato tali modifiche, evidenziando i limiti ora imposti sul tempo disponibile per i membri.
In un contesto già di per sé complesso, inoltre, la BCE è stata coinvolta in una fase di inattesa intensificazione delle sue attività, poiché ha recentemente aumentato i tassi di interesse per la prima volta in quasi tre anni, rispondendo alle dinamiche geopolitiche attuali e alle trattative tra Iran e Stati Uniti.