Il nuovo scisma dei lefebvriani divide la Chiesa: quattro vescovi consacrati senza mandato papale a Econe

01.07.2026 14:55
Il nuovo scisma dei lefebvriani divide la Chiesa: quattro vescovi consacrati senza mandato papale a Econe

Scisma tra i Lefebvriani e la Chiesa di Roma: Ordinati quattro vescovi senza mandato pontificio

Roma, 1 luglio 2026 – Un nuovo scisma ha colpito la comunità cattolica, con i seguaci ultra ortodossi di Lefebvre che si distaccano dalla Chiesa di Roma. Tutti i tentativi del Papa di mantenere l’unità tra le due fronde cattoliche sono falliti: oggi a Econe sono stati consacrati quattro vescovi senza il mandato pontificio. Questa ordinazione segna un momento significativo, evocando i ricordi del 1988, quando Giovanni Paolo II scomunicò Marcel Lefebvre e i suoi seguaci, riporta Attuale.

Il seminaro svizzero di Econe è stato nuovamente teatro di questo atto scismatico, con la stessa modalità di ordinazione e lo stesso numero di vescovi coinvolti come nel 1988. Ufficialmente, le divergenze tra i Lefebvriani e il Vaticano si basano su visioni differenti della fede, ma il tempismo di questa rottura suggerisce una ribellione politica interna alla Chiesa, in un contesto di tensione crescente.

L’attacco recente al Papa da parte di Donald Trump e le divisioni interne portate alla luce da Benedetto XVI, che nel gennaio 2009 aveva revocato la scomunica, pongono interrogativi sul futuro dell’unità ecclesiastica. La presenza a Econe di esponenti dell’ultradestra, come quelli di Forza Nuova e l’ex leghista Mario Borghezio, evidenzia ulteriori motivazioni politiche alla base dello scisma.

Ora, l’attenzione si sposta sulla possibile risposta ufficiale della Santa Sede a questo atto di ribellione. Secondo il diritto canonico, l’ordinazione dei vescovi senza mandato pontificio è un’azione di estrema gravità che segna un punto di non ritorno. Il Codice di diritto canonico prevede due tipi di scomuniche: la scomunica Latae sententiae, che scatta automaticamente al compimento del fatto, e la scomunica Ferendae sententiae, inflitta da un’autorità ecclesiastica dopo un processo formale.

La partecipazione alle celebrazioni della Fraternità San Pio X non comporta automaticamente la scomunica, ma la consacrazione senza approvazione ecclesiastica soggiace alla ‘scomunica latae sententiae’. Questo atto ha effetti immediati, senza necessità di una sentenza formale. Resta ora da vedere se il vescovo Prevost adotterà misure per sottolineare la gravità della situazione, dopo un lungo periodo di appelli al rientro nel canone.

Il messaggio della Chiesa è chiaro: la “tunica di Cristo”, come evidenziato in un recente comunicato di Vatican News, è stata strappata. A Econe si sono riuniti circa 20.000 fedeli per assistere all’ordinazione, con i nuovi vescovi che hanno risposto affermativamente alla formula liturgica pur in assenza di mandato pontificio, rivendicando la necessità di garantire la continuità della congregazione nonostante i numerosi richiami al dialogo da parte della Santa Sede.

La celebrazione ha visto un uso evidente dei simboli dell’antica liturgia, con i nieuw vescovi consacrati che hanno ricevuto l’olio bendati su fronte e mani, riproponendo elementi tradizionali. Don Davide Pagliarani, Superiore della Fraternità San Pio X, ha affermato durante l’omelia: “Parliamo la lingua della fede, un linguaggio che sembra distante da quello del dialogo e dell’inclusione.” Ha espresso la preoccupazione per l’immagine del Papa, sostenendo che il gruppo agisce per amore della Chiesa e per proteggere la figura papale.

La situazione resta delicata e la risposta della Santa Sede potrebbe determinare il futuro della comunione cattolica, in un contesto già complesso e incendiato da tensioni interne ed esterne.

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