Il cardinale Pizzaballa: “Senza cultura della pace non ci sarà mai tregua”

12.07.2026 02:25
Il cardinale Pizzaballa: “Senza cultura della pace non ci sarà mai tregua”

Norcia, 12 luglio 2026 – A tre settimane dalla firma del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran, si riaccendono le tensioni con Teheran che minaccia nuovamente la chiusura dello stretto di Hormuz. Nel frattempo, si intensificano i bombardamenti incrociati tra Russia e Ucraina, continuando a mietere vittime tra le popolazioni civili. Questi conflitti modellano un panorama internazionale privo di prospettive di pace. “Stiamo vivendo un tempo in cui si pensa che con la forza si possano ridefinire gli equilibri geopolitici. È una prospettiva fallimentare”, ha dichiarato il cardinale Pierbattista Pizzaballa, insignito ieri del Premio internazionale San Benedetto da Norcia, dedicato alla pace e al dialogo tra i popoli. “Ciò che sta accadendo ora – ha continuato Pizzaballa – non porterà mai alla tregua. La pace può essere costruita solo se inserita nella propria cultura. E la cultura della pace non è così diffusa come crediamo”, riporta Attuale.

La cultura dell’io

Secondo il porporato, l’epoca attuale è segnata da una “cultura individualista, la cultura dell’io”, che pone l’accento esclusivamente sugli interessi individuali in una logica di convenienza. Questa dinamica, ha aggiunto il religioso francescano, interessa non solo la vita personale, ma anche quella “sociale, comunitaria ed economica”. Pizzaballa ha espresso scetticismo riguardo alla possibilità di una pace immediata tra Stati Uniti e Iran e tra Russia e Ucraina, poiché “il cuore e l’attenzione sono rivolti altrove”, riferendosi ai leader mondiali non interessati a una de-escalation. “Stiamo vivendo – ha osservato – un’epoca segnata dalla fine degli equilibri politici, sociali, economici e culturali, rendendo difficile prevedere il futuro. Questa crisi non riguarda soltanto la politica internazionale, ma anche le istituzioni locali, culturali e religiose”. Durante la cerimonia a Norcia, il cardinale ha trovato nei valori benedettini una forte attualità.

La visita

San Benedetto – ha spiegato Pizzaballa – ha vissuto un lungo periodo di transizione, di fine e decadenza di un impero. Ci indica un metodo: non limitarsi a guardare la cronaca, ma saper interpretare gli eventi. E costruire il futuro delle prossime generazioni su fondamenti culturali e non solo sugli interessi economici”. Il patriarca ha sottolineato la necessità di creare un’umanità che prenda in considerazione anche la spiritualità, che appartiene a tutti gli uomini, credenti o meno. Riguardo al conflitto in Palestina, Pizzaballa ha affermato: “dobbiamo voltare pagina”. Ha aggiunto che “quello che è stato fatto dagli anni Sessanta fino ad oggi non può essere cancellato; resta. Deve iniziare una nuova fase del dialogo interreligioso, che non può certamente partire da zero, ma deve tener conto di quanto è successo”.

Il futuro

Non siamo nemmeno nel momento della ricostruzione. In Terra Santa, “abbiamo vissuto un terremoto, fisico e umano, devastante”, ha detto il cardinale. “Abbiamo certamente bisogno di architetti, che sono i politici e le istituzioni, per aiutarci a elaborare un piano di ricostruzione. E serviranno anche i muratori, che siamo noi tutti, ciascuno nel proprio contesto, chiamati a rimboccarci le maniche. Anche se è presto, dobbiamo iniziare a pensarci e proseguire nel dialogo tra i popoli”. Non sarà sufficiente contare sulle forze delle nuove generazioni. “Abbiamo bisogno – ha concluso Pizzaballa – anche di coloro che hanno più esperienza e di chi ha vissuto il dolore direttamente. Dobbiamo coinvolgere tutta la popolazione, altrimenti la ricostruzione che otterremo sarà solo parziale”.

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