Funerali di Khamenei: Una Manifestazione di Coesione Nazionale e Richiamo alla Vendetta
TEHERAN – La folla si è radunata sin dalle prime ore del mattino, bloccando le strade verso la grande moschea Mosalla, mentre molti abbandonavano le proprie auto per camminare a piedi. I primi due giorni della cerimonia hanno presentato un’immagine internazionale, con partecipanti provenienti dalla Georgia, Bosnia e Nigeria, e giornalisti accanto a blogger intenti a coprire l’evento. Tuttavia, il culmine della manifestazione è culminato il terzo giorno, con una mobilitazione di forze visibile, riporta Attuale.
Quest’ultima giornata ha posto l’accento sulla coesione delle etnie, con persone arrivate da ogni provincia. Donne, secondo la tradizione Lori, cantavano lamenti rituali per onorare i morti, mentre la folla cercava di avvicinarsi alle bare esposte. Bandiera rossa con l’iscrizione araba «Vendetta per il sangue di Khamenei» e colori gialli di Hezbollah si agitavano fra le persone, creando un’atmosfera di intensa solennità e collettiva rivendicazione.
Durante la cerimonia, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, è stato oggetto di protesta, con manifestanti che lanciarono pietre contro la sua auto. Slogan come «Uccidete Trump!» echeggiavano, mentre il caldo opprimente di mezzogiorno si mescolava con un desiderio accresciuto di vendetta, all’interno della grande moschea Mosalla. Per rinfrescare i partecipanti, alcuni uomini vestiti di nero spruzzavano acqua sulla folla.
Questa celebrazione coincideva con la festa dell’acqua, una tradizione riscoperta nonostante le restrizioni governative degli anni passati. In contrasto con le prime giornate, il numero dei partecipanti era aumentato drasticamente. Ogni persona in lutto indossava il nero e macchie di sudore si facevano visibili sulle camicie. Cartelli con frasi provocatorie denunciavano l’assenza di menzioni ai sacrifici del martire Imam nei discorsi politici.
In un’altra parte della moschea, un gruppo di manifestanti gridava slogan anti-americani, ma non riceveva il sostegno della massa, mentre si sentiva aleggiare il famigerato slogan «Il Golfo Persico dell’Iran sarà la tomba di Trump». Questo richiamo, risonante ma ormai poco ascoltato, esprime una nostalgia per le agitazioni passate.
Le donne, in particolare, hanno avuto un ruolo centrale nell’entusiasmo della folla, e con i loro bambini al seguito, hanno vestito un simbolico abbigliamento nero. Quest’evento ha rappresentato un tentativo del governo di riprendersi il controllo delle strade della capitale persiana, dopo averle perse durante le proteste iniziate a gennaio, richiamando l’immagine dell’Iran rivoluzionario del 1979, segnando una ritrovata fiducia collettiva nel regime.