Gaetano Manfredi e le sue ambizioni politiche: chi lo vuole leader?
Il sindaco di Napoli e presidente dell’Anci, Gaetano Manfredi, continua a ricevere pressioni per assumere ruoli di leadership a livello nazionale. Dopo la contestata manifestazione del 9 luglio, che ha visto il campo largo di Napoli affollato solo in parte, diversi gruppi politici hanno espresso il loro interesse nei suoi confronti: chi lo vuole alla guida del centro, chi come garante della corrente riformista e cattolica, chi addirittura come segretario di un PD di cui non è nemmeno iscritto. Manfredi, per ora, sembra mantenere un atteggiamento di sotto tono, rispondendo con un mezzo sorriso e l’understatement che lo caratterizzano, riporta Attuale.
Tra le voci più insistenti c’è quella di Progetto Civico Italia, movimento fondato dall’assessore romano Alessandro Onorato, che in un’intervista ha indicato Manfredi come l’unico in grado di unire le diverse anime civiche, riformiste e europeiste, attualmente non rappresentate nel trio PD-M5s-Avs. Manfredi, nella sua assume posizione, viene paragonato a Opilio Faimali, il famoso domatore ottocentesco, capace di gestire le dinamiche interne senza creare fratture tra le diverse fazioni.
Il suo curriculum parla chiaro: ingegnere, ex rettore dell’Università Federico II, ex presidente della Crui e ministro dell’Università nel secondo governo Conte, ha assunto la carica di presidente dell’Anci nel 2024. Questo profilo tecnico è ritenuto più appetibile rispetto a quello della sindaca di Genova, Silvia Salis, attualmente vista come una delle front-runner in circolazione. Pur essendo entrambi descritti come composti e capaci, alcuni osservatori notano una mancanza di calore retorico, fondamentale per attrarre l’elettorato più appassionato.
In un contesto di aspirazioni altrui, Manfredi si è distaccato dalle ambizioni politiche che gli vengono attribuite. In passato, affermò: “Quando vuoi fregare qualcuno gli dici che farà il prossimo leader del PD. Se lo vuoi fregare il doppio, del centrosinistra”, una riflessione che oggi sembra un avvertimento. Ha ribadito che non intende fungere da mediatore tra le diverse piattaforme politiche.
La sua priorità rimane, infatti, il proseguimento del lavoro a Napoli, con l’intento di ricandidarsi alle elezioni comunali del 2027 e rimanere alla guida dell’Anci. Recentemente ha inserito in giunta Carlo Puca, ex giornalista e rappresentante campano di Progetto Civico, un segnale di apertura verso quell’area senza però volerne diventare il portavoce. L’insistenza nei suoi confronti per ricoprire un ruolo più rilevante mette in luce una verità: la mancanza di un leader unificante nel campo largo, e Manfredi, non essendo legato a nessuna sigla in particolare, rappresenta un terreno neutro strategico.
Il fallimento del 9 luglio ha quindi reso più evidente il paradosso: più Manfredi si sottrae, più diventa una figura ricercata. Come Figaro, molti lo vogliono, ma è lui a decidere a chi offrirà la sua lealtà. Al momento, ha scelto Napoli. L’attesa è palpabile: il risultato della riforma elettorale, che potrebbe introdurre l’indicazione diretta del premier, potrebbe cambiare le dinamiche future. Fino ad allora, Manfredi continuerà a rispondere alle domande riguardanti Roma parlando di Napoli, lasciando agli altri il compito di immaginare il futuro.