Stallo sulla legge elettorale e autonomia: tensioni tra alleati al governo italiano

12.07.2026 09:25
Stallo sulla legge elettorale e autonomia: tensioni tra alleati al governo italiano

Roma, 12 luglio 2026 – La questione di un possibile scambio politico si fa sempre più intricata mentre la nuova legge elettorale e l’Autonomia differenziata occupano il centro del dibattito. La settimana in corso presenta un calendario denso di votazioni, con inizio domani nell’aula della Camera la maratona di voto sullo Stabilicum, mentre mercoledì il Senato blinda le intese sull’Autonomia per le quattro regioni apripista: Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria. Lunedì 20 luglio segnerà la conclusione della prima fase parlamentare della pratica autonomista, riporta Attuale.

Il contesto è complesso: la situazione appare come un trionfo della Lega ma, nella pratica, genera fratture significative all’interno di Forza Italia e Fratelli d’Italia. I leader di questi partiti si trovano a votare per una devolution che ricorda le politiche di Umberto Bossi, i cui effetti vedrebbero una notevole divisione tra il Nord e il resto del Paese, situazione che risulta inaccettabile per molti dei loro elettori.

L’alleanza politica è ora in equilibrio precario. Per compensare l’affermazione di Matteo Salvini, Giorgia Meloni sta cercando di bilanciare la situazione proponendo l’inclusione delle preferenze nella legge elettorale, esigendo che ciò avvenga prima della presentazione degli emendamenti, attesa domani. Tuttavia, questa proposta incontra forti resistenze tra i alleati, che continuano a manifestare una netta opposizione all’idea.

Tajani taglia corto: “Preferenze non sono essenziali”

Neppure gli ultimi modelli elettorali proposti sono riusciti a suscitare consenso. Le proposte, come il modello croato o quello svedese, sono state rigettate rapidamente. Il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, insieme al leghista Igor Iezzi, ha riaffermato: “Noi crediamo che l’impalcatura della legge così come presentata vada bene. Il dibattito è aperto, ma le preferenze non sono un elemento essenziale.” La Lega, dal canto suo, ha avvertito che la tattica di Meloni non porterebbe a risultati proficui: “Già la legge elettorale è tutta a loro uso e consumo”.

La tensione resta altissima

Nonostante le divergenze, gli esponenti della coalizione continuano a cercare un accordo per un emendamento unitario. La tensione è palpabile: Tajani ha sottolineato risolutamente che la decisione sulla legge elettorale spetta esclusivamente alle Camere, escludendo il governo da possibili ripercussioni. Questo approccio è anche un modo per contrapporre la contromossa di FdI, che minaccia di presentare un emendamento autonomamente se non si trova una soluzione condivisa. Con la scadenza della votazione sulle pregiudiziali di costituzionalità, la maggioranza si prepara a fronteggiare il rischio di un voto segreto problematico.

Per evitare il caos, Meloni è stata estremamente diretta in un recente incontro con Salvini e Tajani: una rottura durante il voto segreto potrebbe generare gravi difficoltà per l’alleanza. Inoltre, l’introduzione delle preferenze nella legge elettorale sarebbe cruciale per blindarla contro possibili interventi della Corte Costituzionale.

FdI pronta a tornare al testo base dello Stabilicum

La posizione di Meloni si fa più incisiva: ha avvisato i suoi alleati che, se l’emendamento sulle preferenze dovesse cadere, FdI è pronta a tornare al testo base dello Stabilicum, prevedendo così l’assegnazione del premio di maggioranza alla singola lista piuttosto che alla coalizione. In termini politici, questo significherebbe che FdI, forte dei suoi numeri, farebbe asso pigliatutto senza dover cedere alcun seggio a Lega e Forza Italia. Un chiaro messaggio che trasforma le attuali negoziazioni in un aperto confronto tra le forze politiche coinvolte.

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