Allerta per la “stagione dell’ameba mangia-cervello” nei parchi nazionali americani
Roma, 16 luglio 2026 – Torna la “stagione dell‘ameba mangia-cervello” e quest’anno l’allarme colpisce soprattutto i grandi parchi nazionali americani. Recenti studi hanno riacceso i timori riguardo al parassita Naegleria fowleri, con un’analisi condotta su 185 campioni d’acqua che ha rivelato la presenza dell’ameba nel 34% di questi, in particolare nel parco di Yellowstone e in altre aree degli Stati Uniti, riporta Attuale.
Lo studio, pubblicato nella rivista scientifica Acs Es&T Water, ha coperto 40 siti turistici in cinque dei principali parchi nazionali, rivelando la concentrazione più alta di Naegleria fowleri a Polecat Springs nel Grand Teton, con 115,7 cellule per litro, oltre il limite stabilito da paesi come la Francia. Tuttavia, nessuna traccia è stata trovata negli altri due parchi analizzati, Olympic e Newberry.
Le preoccupazioni sorte attorno all’ameba sono alimentate dai dati storici del CDC, che riportano 167 casi di meningoencefalite amebica primaria (Pam) negli Stati Uniti tra il 1962 e il 2024, con una letalità quasi totale. Nonostante ciò, il numero di casi è relativamente basso rispetto ai milioni di bagni praticati ogni anno nei corsi d’acqua dolce del Nord America.
Geoffrey Puzon, ricercatore dell’agenzia scientifica nazionale australiana, ha sottolineato che l’ameba mangia-cervello ha storicamente colpito gli stati meridionali americani, ma si sta spostando verso nord a causa del riscaldamento globale. Le regioni più vulnerabili sono, tuttavia, quelle in via di sviluppo e densamente popolate, come l’India, dove recenti epidemie hanno causato decine di decessi.
In Italia, i casi di Naegleria fowleri sono eccezionalmente rari, ma non impossibili. Due episodi documentati si sono verificati negli ultimi anni: un tragico caso nel 2003 in Veneto e un altro nel 2021 in Sicilia. La contagiosità dell’ameba è bassa, richiedendo l’inalazione pericolosa durante i bagni in acque dolci.
I sintomi iniziali dell’infezione includono mal di testa e febbre, ma possono rapidamente degenerare in condizioni letali. I protocolli medici suggeriscono di consultare un medico al manifestarsi di sintomi dopo l’esposizione a acque dolci calde, enfatizzando la necessità della prevenzione. È fondamentale evitare che l’acqua entri nel naso durante il bagno, oltre a non immergere la testa nelle sorgenti termali e a non utilizzare acqua non trattata per i lavaggi nasali.
Infine, gli autori dello studio americano invitano a una maggiore cautela senza cadere nel panico e raccomandano di fornire informazioni corrette e segnali di avvertimento nelle aree interessate. La vera minaccia non risiede tanto nell’ameba, quanto nell’eccessiva fobia alimentata dalla disinformazione e dal clamore mediatico.
Ma che notizia allarmante! In Italia ci preoccupiamo già di tante cose, e ora dobbiamo pensare anche a un’ameba mangia-cervello? 😳 Certo, ci sono zone dove il rischio è basso, ma chissà… meglio fare attenzione già adesso! E i turisti che vanno in America, che paura!