Intensificazione degli attacchi statunitensi in Iran: otto vittime e corollario di tensioni regionali
Nella notte fra giovedì e venerdì, gli attacchi degli Stati Uniti sull’Iran si sono intensificati, colpendo infrastrutture civili e obiettivi all’interno del paese. I bombardamenti, ripresi sei giorni fa, si erano fino a quel momento concentrati principalmente su obiettivi militari lungo la costa sudoccidentale, nei pressi dello stretto di Hormuz, al fine di limitare la capacità del regime iraniano di controllare il traffico marittimo nello stretto, riporta Attuale.
I jet, i droni e le navi militari statunitensi hanno bombardato anche due ponti nella zona di Bandar-e Khamir, strade e ferrovie nella provincia di Hormozgan e impianti elettrici e depositi di carburante all’aeroporto di Iranshahr, situato nel sud-est, vicino al confine con il Pakistan. Secondo fonti della televisione iraniana, sette persone hanno perso la vita nell’attacco ai ponti di Bandar-e Khamir.
L’ampliamento degli obiettivi da parte degli Stati Uniti potrebbe indicare un cambio di strategia verso un’operazione militare su scala più ampia. I bombardamenti sono stati avviati in risposta a attacchi iraniani contro alcune navi commerciali in transito nello stretto di Hormuz. Il presidente Donald Trump, venerdì scorso, ha dichiarato «finito» il cessate il fuoco, pur affermando che le trattative sono ancora in corso.
In risposta, l’Iran ha colpito i paesi vicini che ospitano basi statunitensi, tra cui una base in Siria. Missili e droni iraniani sono stati intercettati anche in Kuwait e Qatar. I Guardiani della rivoluzione, l’organo militare principale in Iran, hanno annunciato che lo stretto di Hormuz resterà chiuso finché non cesseranno gli attacchi, bloccando così il transito di petroliere e navi commerciali.
Negli ultimi due giorni, gli Stati Uniti hanno ristabilito un blocco navale verso i porti iraniani. Giovedì, hanno abbordato una nave commerciale, mentre il giorno prima avevano attaccato una petroliera diretta verso l’isola di Kharg, sede del principale terminal del petrolio iraniano.
Queste limitazioni al traffico commerciale e la ripresa delle attività militari hanno determinato un aumento dei prezzi del petrolio, che attualmente supera gli 85 dollari al barile sulle quotazioni Brent, le principali utilizzate nel mercato internazionale. Nell’ultima settimana, l’aumento ha superato l’11 percento.