Arresti a Hong Kong contro le librerie indipendenti: un attacco alla libertà di espressione
Mercoledì, la polizia di Hong Kong ha arrestato cinque persone che operavano in due librerie indipendenti, Greenfield Book Store e Have A Nice Stay, accusandole di vendere libri sovversivi che incitano all’odio contro il governo, la magistratura e la polizia locali, riporta Attuale.
Questi arresti non rappresentano un evento isolato; Hong Kong, che per lungo tempo ha vantato un certo grado di autonomia, sta subendo un crescente controllo da parte del regime cinese. Le librerie indipendenti, storicamente simboli di questa autonomia, sono sempre più sotto attacco, riflettendo la progressiva soppressione della libertà di espressione nella regione. Negli ultimi dieci anni, il numero di queste librerie è diminuito, mentre sempre più cittadini cinesi si recavano a Hong Kong per acquistare libri vietati in patria, come biografie non autorizzate dei leader del Partito Comunista.
Un episodio emblematico di questa repressione avvenne nel 2015 con la scomparsa di cinque uomini collegati a una libreria specializzata in pubblicazioni su Xi Jinping. Arrestati dalla polizia cinese e trasferiti in carceri senza processo, furono sottoposti a interrogatori prolungati. Solo a Lam Wing-kee, uno dei librai, fu consentito di tornare a Hong Kong dopo oltre 400 giorni, con l’obbligo di fornire informazioni sui clienti della libreria.
Oggi, la repressione è sostenuta dalla legge sulla sicurezza nazionale approvata dalla Cina nel 2024, un provvedimento che ha intensificato le pene per la vendita e il possesso di pubblicazioni considerate sovversive, senza fornire una lista chiara di titoli vietati. I cinque librai arrestati mercoledì rischiano fino a sette anni di carcere. La libreria Have A Nice Stay aveva annunciato pochi giorni prima la chiusura a causa di problemi finanziari e dell’incertezza normativa che circonda la legge del 2024.
Accuse simili erano state mosse nel mese di marzo nei confronti del proprietario e di tre dipendenti di un’altra libreria, Book Punch, arrestati per aver distribuito la biografia dell’attivista pro-democrazia Jimmy Lai, recentemente condannato a 20 anni di carcere. Un caso analogo è avvenuto a giugno, con l’arresto della proprietaria dell’Hunter Bookstore per la vendita di libri sulla strage di piazza Tiananmen, uno dei temi maggiormente censurati dal regime.
Già nel 2022, cinque logopedisti erano stati condannati a 19 mesi di prigione per aver pubblicato un libro per bambini in cui Hong Kong era rappresentata come un gregge di pecore minacciato dai lupi della Cina continentale. La repressione delle librerie indipendenti è inoltre facilitata dalla loro esclusione da eventi chiave come la Fiera del Libro di Hong Kong, una delle più importanti al mondo, con una partecipazione in calo da anni.
Secondo Human Rights Watch, la polizia di Hong Kong ha avviato verifiche fiscali su almeno sei librerie indipendenti dal 2023, aggravando ulteriormente le difficoltà di queste attività. La situazione continua a evolversi in un contesto di crescente repressione, sollevando preoccupazioni per la libertà di espressione e il futuro delle librerie indipendenti nella regione.