Il Giornalista Youssef Belhaissi e la Crisi Migratoria in Marocco
Youssef Belhaissi, 43 anni, figura prominente della comunicazione marocchina e conduttore della tv di stato Al-Oula, ha suscitato polemiche riguardo alla sua interpretazione della crisi migratoria a Ceuta. Un post sul suo profilo Facebook, seguito da oltre 1,3 milioni di persone, è stato identificato dai fact-checkers spagnoli di Maldita come un innesco digitale della catena social esplosa il 30 luglio in concomitanza con il boom di arrivi, riporta Attuale.
Belhaissi ha rilanciato il messaggio che affermava: “Corte suprema spagnola: nessuna deportazione immediata per i migranti che nuotano verso Ceuta e Melilla”. Tuttavia, il messaggio ometteva una parte essenziale della sentenza del 7 luglio, in cui si specificava che il migrante, dopo l’approdo a terra, potrebbe essere soggetto a rimpatrio volontario assistito o a fermo temporaneo. Questa informazione parziale, ripetuta migliaia di volte, ha probabilmente alimentato false speranze e spinto altre partenze.
Belhaissi, educato e cresciuto nel contesto delle principali emittenti marocchine, è stato associato a Medi1 TV per tredici anni. Da Tangeri, con uno stile misurato, ha guidato il pubblico attraverso le complessità della politica nazionale. I suoi programmi, come “90 min pour convaincre”, erano considerati arene sorvegliate. Nonostante le critiche, la sua forte capacità di mediare e la sua attitudine a veicolare la narrativa ufficiale dello Stato lo hanno reso una figura centrale nel panorama mediatico marocchino.
È stato frequentemente descritto come un giornalista filo-governativo dai suoi detrattori, mentre i sostenitori lo vedono come un professionista a favore della stabilità. Il suo ruolo di consigliere della comunicazione nell’ufficio del capo del governo e successivamente alla Delegazione interministeriale per i diritti umani ha confermato la sua ambivalente posizione: non solo racconta, ma rappresenta il potere.
Tuttavia, la sua carriera ha subito una svolta drammatica nel luglio 2020 quando, in qualità di delegato sindacale, è stato licenziato in tronco da Medi1 TV. Questo evento ha provocato scalpore nel panorama mediatico marocchino. Belhaissi ha denunciato il suo licenziamento come una vendetta per il suo attivismo a favore dei diritti dei lavoratori. Dopo aver scelto di portare il caso in tribunale, ha ricevuto un risarcimento milionario per licenziamento abusivo, una situazione che ha messo in luce l’ironia di un funzionario governativo che ha avuto successo contro una tv pubblica.
Successivamente, nonostante le sue controversie, Belhaissi è stato reintegrato dal primo ministro miliardario Aziz Akhannouch, ricevendo incarichi di prestigio. Questo passaggio evidenzia le complessità del panorama politico marocchino e il ruolo cruciale dei media nel delineare il dibattito pubblico.