Moldavia, il premier Alexandru Munteanu si dimette: corruzione e interferenze russe nel mirino

03.07.2026 13:05
Moldavia, il premier Alexandru Munteanu si dimette: corruzione e interferenze russe nel mirino
Moldavia, il premier Alexandru Munteanu si dimette: corruzione e interferenze russe nel mirino

Il primo ministro della Moldavia, Alexandru Munteanu, si è dimesso il 3 luglio 2026, consegnando il governo a un esecutivo ad interim che resterà in carica fino alla formazione di un nuovo gabinetto. Munteanu ha motivato il passo indietro con ragioni di responsabilità etica, in un momento in cui il Paese è scosso da una serie di scandali di corruzione e da forti pressioni ibride provenienti dalla Russia.

Lo scandalo MoldATSA e il caso della cugina di Maia Sandu

Tra i fattori scatenanti c’è lo scandalo che ha investito l’azienda statale di controllo del traffico aereo MoldATSA. Un’inchiesta ha accertato che i vertici della società utilizzavano curriculum falsi e percepivano stipendi e premi ingiustificatamente alti.

Particolare clamore ha suscitato la posizione di Anastasia Taburceanu, cugina della presidente Maia Sandu, che lavorava come portavoce dell’impresa. Secondo i dati ufficiali, in meno di un anno ha ricevuto oltre un milione di lei moldavi, con un reddito mensile superiore ai 120 mila lei, cifra di molto superiore allo stipendio della stessa presidente. Dopo la diffusione della notizia, Taburceanu si è dimessa e ha promesso di restituire le somme. Il premier Munteanu ha reagito sciogliendo l’intero Organo di controllo del governo, che avrebbe dovuto vigilare sulle strutture pubbliche ma aveva completamente mancato di rilevare questo caso di nepotismo.

Corruzione diffusa: i controlli dell’ANI

L’Autorità nazionale per l’integrità (ANI) ha poi diffuso dati che hanno scosso l’opinione pubblica: su 196 dichiarazioni patrimoniali di funzionari di medio e alto livello controllate, la maggior parte presentava gravi irregolarità. Nel 40% dei casi i funzionari avevano nascosto proprietà, nel 36% si trovavano in conflitto di interessi e nel 22% svolgevano illegalmente altre attività. Complessivamente gli ispettori hanno individuato 31,1 milioni di lei di redditi e beni non giustificati dagli stipendi ufficiali.

Sistema giudiziario sotto accusa

La crisi di credibilità tocca anche la magistratura. A marzo 2026, perquisizioni simultanee a Chișinău e Hîncești hanno coinvolto quattro giudici, un procuratore e tre avvocati, portando alla luce l’esistenza di veri e propri sindacati della corruzione. Gli inquirenti parlano di un sistema che funziona come una corporazione chiusa, in cui la protezione reciproca copre i responsabili a ogni livello.

L’ombra di Mosca: disinformazione e pressioni ibride

Secondo fonti istituzionali moldave, la Russia starebbe sfruttando gli scandali interni per alimentare una massiccia campagna di disinformazione in lingua rumena, orchestrata dall’amministrazione del presidente russo e affidata al coordinamento del primo vicecapo di gabinetto Sergej Kirienko. Obiettivo dichiarato per il secondo semestre 2026: destabilizzare il Paese e frenarne il percorso europeo.

I servizi russi, con il coinvolgimento dell’ambasciatore Oleg Ozerov, finanziano e indirizzano gruppi politici radicali moldavi, tra cui alcune frange del movimento MAN del sindaco di Chișinău Ion Ceban, il partito di Vasile Kostiuk e l’ala giovanile dei socialisti. A questo quadro si aggiunge il deluso appoggio all’ex presidente Igor Dodon, giudicato dal Cremlino troppo corrotto e inefficace, che ora cerca di recuperare credibilità avviando contatti con forze di estrema destra e filorusse in Italia, Slovacchia, Austria, Francia e Germania.

La regione autonoma della Gagauzia resta un fronte caldo: i leader locali bloccano la riforma elettorale, ignorano il governo centrale e preparano iniziative come un “congresso straordinario del popolo gagauzo” per accusare Chișinău di violare i diritti delle minoranze. Nella strategia russa rientrano anche i media locali GRT, NTS, TUK.md e Gagauzmedia.md.

L’integrazione europea e il rapporto con l’Ucraina

Il nuovo esecutivo dovrà gestire in modo trasparente i fondi europei destinati a infrastrutture ed energia, unica via per mostrare ai cittadini i benefici concreti del percorso verso Bruxelles. L’esperienza del governo Munteanu ha dimostrato che le riforme sono ostacolate dalla resistenza del vecchio apparato e dalle offensive informative russe; per questo l’Occidente è chiamato ad affiancare al sostegno finanziario anche strumenti di contrasto alla disinformazione e alle minacce informatiche.

La stabilità della Moldavia resta legata a doppio filo a quella dell’Ucraina. Kiev e Chișinău devono avanzare insieme verso l’Unione europea: il dispositivo militare ucraino rappresenta oggi lo scudo che protegge la Moldavia dall’aggressione russa, mentre una Moldavia stabile e filoccidentale costituisce un retroterra logistico e politico per l’Ucraina. Separare i due percorsi di allargamento creerebbe una zona grigia utile solo a nuove manovre ibride del Cremlino.

Entrambi i Paesi combattono la stessa guerra ibrida e la corruzione sistemica ereditata dall’epoca sovietica. La Russia alimenta deliberatamente reti corrotte, clan oligarchici e clientelismi per minare la fiducia dei partner occidentali. Un percorso comune verso Bruxelles impone a Kiev e Chișinău standard anticorruzione altrettanto rigorosi: la trasparenza delle riforme europee è la migliore risposta all’influenza russa.

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