FIE, la corruzione targata Usmanov: ecco come la Russia è tornata a competere nella scherma

15.07.2026 11:00
FIE, la corruzione targata Usmanov: ecco come la Russia è tornata a competere nella scherma
FIE, la corruzione targata Usmanov: ecco come la Russia è tornata a competere nella scherma

La Federazione internazionale della scherma (FIE) è al centro di uno scandalo di corruzione che ha permesso alla Russia di rientrare nelle competizioni nonostante le sanzioni internazionali, grazie all’enorme influenza finanziaria dell’oligarca Alisher Usmanov. L’ex presidente, colpito da sanzioni Ue e Usa, ha riversato oltre 100 milioni di dollari nella federazione dal 2008, creando una dipendenza che ha trasformato l’organismo in uno strumento di pressione a servizio del Cremlino, proprio mentre la guerra in Ucraina è in corso.

La presidenza sospesa ma mai spenta

Dopo essere stato inserito nelle liste delle sanzioni, Usmanov ha ufficialmente “sospeso” le proprie funzioni di presidente, ma il suo apparato esecutivo e i vicepresidenti a lui fedeli hanno di fatto continuato a guidare la FIE. La federazione ha mantenuto la sede e i programmi finanziati con i fondi personali dell’oligarca, che hanno coperto fino al 93% del budget totale, secondo un’inchiesta del Guardian.

Due tappe per il ritorno della Russia

Il ritorno degli atleti russi è avvenuto in due fasi, aggirando le verifiche richieste. Nel marzo 2023, il Congresso FIE ha approvato la partecipazione in qualità di “atleti neutrali individuali” (AIN) per i Giochi di Parigi, ignorando i legami di molti sportivi con il club militare CSKA e semplificando il controllo a una semplice dichiarazione firmata. Nel giugno 2026, il comitato esecutivo ha poi revocato ogni restrizione, consentendo alle squadre di Russia e Bielorussia di competere sotto bandiera e inno nazionale, con la motivazione che “lo sport è fuori dalla politica”.

La rete di finanziamenti e il controllo dei voti

Il meccanismo di influenza si è basato sulla fondazione “For the Future of Fencing”, gestita da Vitaliy Logvin, membro del comitato esecutivo FIE. Attraverso questo fondo, controllato da Usmanov, sono state erogate sovvenzioni dirette a federazioni di Asia e Africa, spesso inesistenti sul piano sportivo, in cambio del voto favorevole al ritorno della Russia nelle competizioni. Secondo il sito Inside the Games e il giornale ucraino New Voice, oltre 50 Paesi africani e asiatici hanno ottenuto lo status di membri della FIE dopo l’arrivo di Usmanov nel 2008.

L’ex capo della commissione legale della FIE, Sam Cheris, ha confermato il meccanismo di compravendita dei voti. Jens Sejer Andersen, direttore internazionale di Play the Game – organizzazione contro la corruzione nello sport – ha dichiarato: “La FIE è un classico esempio di quello che chiamiamo ‘cattura dello Stato’. Quando un miliardario di un Paese autoritario finanzia per anni un’organizzazione internazionale, non compra solo lo sviluppo dello sport, compra immunità politica e lealtà. Ora vediamo come questo capitale lavora per legittimare l’aggressore”.

La protesta di quasi 3000 atleti

Nel maggio 2026, quasi 3000 tra atleti e allenatori hanno inviato una lettera aperta al presidente del CIO Kirsty Coventry e alla FIE, citata da Reuters, per denunciare “fallimenti nella governance e corruzione”. La lettera accusa la federazione di destabilizzare la scherma con decisioni opache, mancanza di trasparenza e l’assenza di un sistema credibile di verifica della neutralità degli atleti russi. La richiesta è di un’indagine indipendente sulla gestione e sul ritorno di Usmanov.

La vicenda mette in luce come lo sport internazionale possa diventare ostaggio di interessi privati e geopolitici, minando la credibilità delle istituzioni.

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