Attentato a Berlino: esperto analizza il rischio jihadista e l’importanza della sicurezza in Europa

27.07.2026 03:15
Attentato a Berlino: esperto analizza il rischio jihadista e l'importanza della sicurezza in Europa

Attentato in Germania: analisi delle minacce jihadiste in Europa

Roma, 27 luglio 2026 – L’attentato avvenuto in Germania ha riportato al centro il tema della minaccia jihadista in Europa. Lorenzo Vidino, direttore del Programma sull’Estremismo della George Washington University e tra i massimi esperti internazionali di radicalizzazione, analizza le dinamiche dell’attacco. Con una buona notizia: nonostante il difficile contesto internazionale non c’è stata l’escalation che molti temevano, riporta Attuale.

Secondo il professor Vidino, l’attacco riflette schemi già noti. Il bersaglio scelto è un luogo affollato, un obiettivo sensibile già preso di mira in passato dal terrorismo islamista. “L’utilizzo di un veicolo è una tecnica già vista in numerosi attentati, compreso quello al mercatino di Natale di Berlino”, ha affermato Vidino.

Il profilo dell’attentatore presenta anch’esso elementi familiari: “Un soggetto molto giovane, già conosciuto dalle autorità come simpatizzante dell’Isis. Aveva tentato di raggiungere il Medio Oriente e aveva già cercato di organizzare attentati in Germania. Era persino stato condannato, ma era comunque libero. Sono dinamiche purtroppo già viste”, ha commentato.

Riguardo alla possibilità di prevenire l’attentato, Vidino ha dichiarato: “Sulla sicurezza del luogo non posso esprimermi perché non conosco le misure adottate. In ogni caso, la sicurezza assoluta non esiste.” Tuttavia, la presenza di un individuo noto alle forze dell’ordine amplifica le preoccupazioni: “È l’aspetto più problematico. È sorprendente che una persona con tali precedenti fosse già tornata libera. Questo elemento dovrebbe far riflettere sul nostro sistema sanzionatorio.”

La questione del monitoraggio dei soggetti radicalizzati è stata sollevata: “Non esiste un controllo continuo su tutti. Le risorse non consentono un monitoraggio costante di tutti i soggetti radicalizzati. È una dinamicità già emersa”, ha spiegato il professor Vidino.

Le previsioni sulla minaccia in Europa rimangono stabili: “Secondo l’ultimo rapporto Europol, si registrano mediamente sette-otto attentati l’anno sul territorio europeo e circa il triplo viene sventato,” ha aggiunto. Riguardo all’Italia, il professor Vidino ha notato: “L’Italia è stata meno colpita rispetto a Germania, Francia e Spagna, grazie all’efficacia del nostro sistema antiterrorismo.”

Il modello italiano è considerato più efficace per vari motivi: “Abbiamo un apparato più rodato, pene più severe e un sistema di espulsioni operativo da circa vent’anni. Nulla è perfetto, ma siamo meglio attrezzati rispetto ad altri partner europei,” ha spiegato.

Nonostante i progressi, il rischio rimane: “No. Anche in Italia esistono soggetti attenzionati e altri che potrebbero radicalizzarsi senza essere conosciuti. Il rischio è presente.”

Sul contesto internazionale, Vidino ha confermato che non c’è stata un’escalation, con i numeri che restano in linea con quelli degli ultimi dieci anni e molto inferiori al picco del 2015-2017. “Il lavoro delle comunità musulmane ha contribuito alla prevenzione della radicalizzazione in molti Paesi europei. Anche in Italia negli ultimi dieci-quindici anni è stato fatto un lavoro significativo,” ha dichiarato.

In merito ai metodi di radicalizzazione, il professor Vidino ha sottolineato una tendenza in crescita: “Oggi avviene sempre meno nei luoghi fisici e sempre più online. Internet e i social rappresentano ormai il principale ambiente in cui soggetti isolati o piccoli gruppi maturano percorsi di radicalizzazione.”

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