Retribuzioni in calo: uno scenario da incubo per l’Italia
Nel periodo tra il 1990 e il 2024 le retribuzioni reali in Italia hanno subito una diminuzione dell’1,6%, un netto contrasto rispetto all’aumento del 35% registrato nei Paesi Ocse, riporta Attuale.
La bassa produttività, la predominanza di imprese di piccole dimensioni e il diffuso uso di contratti precari sono tra le principali cause di questa tendenza. Gian Paolo Patta, ex segretario della Cgil, attribuisce la responsabilità del fallimento a 36 anni di Seconda Repubblica.
L’Ufficio parlamentare di bilancio ha pubblicato un rapporto in cui si evidenziano dati sconfortanti: mentre l’economia italiana è cresciuta meno rispetto alle sue controparti europee, i salari sono rimasti indietro. Oltre il 40% di riduzione è stato registrato nelle retribuzioni lorde reali per i lavori più modesti, e solo il 10% dei lavoratori più ricchi ha visto miglioramenti.
Lilia Cavallari, presidente dell’Upb, sottolinea: «La fiscalità, come l’Irpef, non protegge più il valore reale delle retribuzioni», indicando che le agevolazioni fiscali non hanno migliorato la situazione economica delle fasce deboli.
L’entusiasmo per la scala mobile e le svalutazioni competitive appartiene al passato; oggi l’adesione all’euro ha prodotto una “svalutazione interna dei salari”. I tentativi di intervento sul costo del lavoro non hanno risolto i problemi e i contratti part-time sono aumentati, spesso con decisioni obbligate per le donne dovute a impegni familiari.
Tommaso Nannicini dell’Università Bocconi afferma che il Fisco non è più adeguato a difendere i salari, mentre la globalizzazione ha premiato il capitale a discapito del lavoro. Nonostante gli incentivi fiscali, gli stipendi rimangono bassi. È necessario quindi focalizzarsi sulla produttività e il valore aggiunto delle attività, continuando con il rinnovo tempestivo dei contratti.
Fondamentale, dunque, è una forte e mirata azione politica che colmi il gap salariale. Puntare a retribuzioni dignitose diviene imperativo per evitare una crescente uguaglianza verso il basso che minaccia la classe media italiana.
Incredibile quello che sta succedendo in Italia… sembra che i nostri sforzi non valgano nulla. Con tutte queste piccole aziende e contratti precari, come possiamo pensare di avere un futuro migliore? È ora di cambiare qualcosa, ma chi lo farà? Non se ne può più!