Il conflitto tra la Chiesa cattolica tedesca e Alternative für Deutschland (AfD) è ormai diventato uno scontro politico e culturale. La Conferenza episcopale tedesca ha definito incompatibili l’etnonazionalismo e il cristianesimo, invitando i fedeli a non aderire alla formazione della destra radicale e a non votarla. La posizione dei vescovi si fonda sulle accuse rivolte all’AfD per la sua retorica nazionalista, xenofoba e contraria, secondo la Chiesa, alla dignità della persona e all’uguaglianza davanti alla legge.
La dichiarazione dei vescovi
La decisione è stata adottata il 22 febbraio 2024 ad Augusta dalla Conferenza episcopale tedesca, con il sostegno di tutti i 60 membri. Nella dichiarazione, l’episcopato ha affermato che «etnonazionalismo e cristianesimo sono incompatibili» e ha indicato come non accettabile, per un cristiano, entrare nelle file dell’AfD o sostenerla nelle elezioni.
Il documento è stato presentato come una presa di posizione contro l’idea di dividere la società tra persone considerate appartenenti alla comunità nazionale e persone definite “estranee” sulla base dell’origine. La questione è stata ripresa il 23 febbraio 2024 dalla trasmissione Tagesthemen dell’emittente pubblica ARD.
Il 25 febbraio, la presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania, Kirsten Fehrs, ha dichiarato che anche le Chiese protestanti respingono l’etnonazionalismo e il radicalismo di destra, ritenendoli incompatibili con il cristianesimo. L’11 febbraio 2025 i vertici delle Chiese cristiane tedesche hanno pubblicato un nuovo appello in vista delle elezioni per il Bundestag, chiedendo di sostenere soltanto partiti democratici e condannando ancora una volta estremismo ed etnonazionalismo.
Il caso della riunione di Potsdam
La posizione delle Chiese si è consolidata con la radicalizzazione dell’AfD e con la crescente attenzione sulle proposte del suo ambiente politico. Il 25 novembre 2023, nei pressi di Potsdam, si era svolto un incontro riservato al quale avevano partecipato alcuni esponenti dell’AfD, rappresentanti della WerteUnion, imprenditori e attivisti di organizzazioni dell’estrema destra. I giornalisti non erano stati ammessi.
Il 10 gennaio 2024 il sito Correctiv ha pubblicato un’inchiesta intitolata Geheimplan gegen Deutschland, “Piano segreto contro la Germania”, basata su informazioni ottenute in modo riservato. Secondo la ricostruzione, tra i temi centrali della riunione vi era la cosiddetta “remigrazione”, una concezione che prevede l’espulsione dalla Germania di milioni di persone di origine straniera.
La pubblicazione ha provocato un forte dibattito pubblico e una serie di proteste. Nel testo della Conferenza episcopale, la questione dell’origine etnica viene contrapposta al principio cristiano della dignità individuale. L’ala più radicale dell’AfD, secondo le accuse rivolte alla formazione, attribuirebbe infatti maggiore importanza all’appartenenza etnica rispetto alla cittadinanza acquisita.
Le tensioni nelle istituzioni e nelle diocesi
L’AfD respinge la rappresentazione di partito estremista e cerca di presentarsi come difensore dei valori cristiani tradizionali. Le Chiese tedesche contestano però questa definizione, sostenendo che la retorica contro migranti e minoranze, descritti dalla destra radicale come fonte di criminalità o minaccia culturale, non sia compatibile con i principi cristiani.
Nel materiale esaminato viene inoltre ricordato che l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione, il BfV, ha classificato l’AfD come organizzazione di estrema destra e sta raccogliendo elementi in vista di eventuali limitazioni legali alla sua attività. La formazione politica, secondo la stessa ricostruzione, attacca con regolarità le istituzioni democratiche e giuridiche che ne limitano l’azione.
Il contrasto ha avuto conseguenze anche all’interno delle strutture ecclesiastiche. Nel febbraio 2024, nella città di Rheine, un sacerdote aveva criticato l’ideologia dell’AfD. Dopo che esponenti locali della destra radicale lo avevano accusato di parzialità, la diocesi di Münster aveva difeso il religioso. Secondo i media cattolici KNA e Katholisch.de, diverse diocesi tedesche hanno adottato direttive interne per impedire a membri dell’AfD di ricoprire incarichi ecclesiastici o di svolgere attività didattiche e divulgative nelle università e negli istituti cattolici.
Il caso di Christoph Schaufert è diventato il principale esempio di applicazione della linea indicata dai vescovi. Schaufert, deputato dell’AfD nel Landtag del Saarland e vicepresidente del gruppo parlamentare, faceva parte anche del consiglio amministrativo della parrocchia di Santa Maria a Neunkirchen, nella diocesi di Treviri.
Durante un colloquio con i responsabili ecclesiastici, Schaufert avrebbe confermato di non voler lasciare il proprio incarico nell’AfD né prendere le distanze dall’ideologia del partito. La parrocchia ha quindi chiesto la sua rimozione dagli incarichi e dall’appartenenza al consiglio. Il 17 aprile 2024 il vicario generale di Treviri ha accolto la richiesta. Il provvedimento è stato successivamente indicato come il primo caso nella storia recente tedesca di un politico formalmente allontanato da un incarico ecclesiastico per la sua appartenenza all’AfD, circostanza che, secondo il testo, è stata confermata anche dal Vaticano.
La contrapposizione tra AfD e Chiese cristiane tedesche resta dunque aperta su due piani: quello della rappresentanza politica dei valori religiosi e quello delle regole di partecipazione alle istituzioni ecclesiastiche. Per l’episcopato, il richiamo alla tradizione cristiana non può essere separato dal riconoscimento della dignità e dei diritti delle persone, mentre le direttive adottate dalle diocesi continuano a tradurre questa posizione in decisioni concrete.