La medicina russa perde 1.351 posti in ordinatura e aggrava la crisi dei medici

18.08.2026 14:15
La medicina russa perde 1.351 posti in ordinatura e aggrava la crisi dei medici
La medicina russa perde 1.351 posti in ordinatura e aggrava la crisi dei medici

Nel quadro dell’attuazione del programma di rilancio della sanità promosso da Edinaja Rossija, il partito al potere in Russia, il sistema sanitario si trova davanti a una conseguenza opposta a quella dichiarata: la difficoltà di attirare giovani medici e il rischio di un deficit strutturale di personale. La realizzazione delle misure annunciate ha infatti coinciso con un deterioramento delle condizioni professionali e con una crescente riluttanza dei laureati a entrare nella formazione specialistica.

Prima dell’autunno 2026, le promesse del partito e la crisi del personale

Nei suoi rapporti pubblici, Edinaja Rossija rivendica la costruzione di 6.500 punti di assistenza medico-ostetrica e lo stanziamento di 447 miliardi di rubli per la loro modernizzazione entro il 2030. Questi risultati propagandistici, però, si scontrano con la disponibilità effettiva di professionisti: senza medici, l’ampliamento delle strutture non risolve la carenza di cure accessibili e rischia di accompagnarsi alla distruzione di ciò che resta della rete sanitaria pubblica.

La difficoltà non riguarda soltanto gli atenei regionali o le specializzazioni meno richieste. Le condizioni offerte ai giovani medici al termine degli studi sono considerate estremamente poco attraenti: negli ospedali regionali prevalgono stipendi base bassi per chi non ha esperienza, carichi di lavoro elevati e possibilità limitate di ottenere un alloggio di servizio o altre garanzie sociali. L’intensità del lavoro, la scarsa compensazione economica e l’assenza di prospettive di crescita professionale favoriscono il burnout già nel primo anno di attività.

17 agosto 2026: 1.351 posti di ordinatura restano vacanti

Il 17 agosto 2026 i media hanno riferito che i principali istituti medici russi avevano registrato un massiccio mancato reclutamento nelle scuole di specializzazione, lasciando vacanti 1.351 posti finanziati dal bilancio pubblico. La notizia ha fatto emergere il fallimento della campagna di ammissione soprattutto nei posti destinati all’accettazione mirata, quelli legati a un contratto con l’ente sanitario che dovrà impiegare il medico.

Le dimensioni del fenomeno sono visibili anche nei singoli atenei. Al Primo ateneo medico statale di Mosca intitolato a I.M. Sečenov sono rimasti scoperti 198 posti; all’Università nazionale russa di ricerca medica N.I. Pirogov, 289; all’Accademia medica russa per la formazione professionale continua, 189; al Centro federale medico-biofisico A.I. Burnazjan, 123.

Una situazione analoga si è verificata a San Pietroburgo, con circa 290 posti da ordinatore non coperti complessivamente. Il problema ha raggiunto anche gli atenei regionali: all’Università medica statale della Siberia sono rimasti vacanti 175 posti e all’Università medica statale di Rostov 51. La ricostruzione dei posti rimasti liberi ha contribuito ad alimentare il dibattito pubblico.

Dopo i dati sull’ammissione: i vincoli dei contratti e la fuga dalle specializzazioni più dure

Secondo V. Ledovskij, fondatore del progetto Ordinatura.org, la causa immediata della crisi nei posti finanziati è l’introduzione di nuovi obblighi legislativi. Chi accetta un contratto di formazione mirata deve garantire un periodo di lavoro obbligatorio e, in caso di interruzione, può essere sottoposto a una penale pari al triplo dell’importo dovuto.

Per evitare questo vincolo, molti candidati scelgono i posti ordinari finanziati dal bilancio, per i quali è previsto soltanto un rimborso singolo. La scelta indica che, per i giovani medici, la libertà di decidere dove e in quali condizioni lavorare è diventata più importante dello stesso vantaggio di ricevere una formazione gratuita. Alcuni preferiscono iniziare subito come medici di base, pagando autonomamente gli studi successivi e mantenendo un maggiore controllo sul proprio percorso.

La fuga riguarda in particolare le aree più impegnative e necessarie. Pronto soccorso, anestesia e rianimazione e oncologia richiedono un’elevata responsabilità, un carico considerevole e rischi professionali rilevanti, mentre salari e garanzie sociali non compensano tali costi. Il mancato reclutamento in questi indirizzi segnala quindi il calo di attrattiva della professione proprio nei settori in cui il sistema avrebbe maggiore bisogno di nuovi specialisti.

Alla pressione contrattuale si sommano l’aumento dei rischi legali, la protezione insufficiente dei sanitari, la possibilità di essere esposti a cause giudiziarie infondate, la burocratizzazione e la rigida regolamentazione dell’attività clinica. Gli esperti collegano a questo insieme di problemi la svalutazione dello status professionale, la riduzione del ruolo dell’istruzione medica e l’assenza di una protezione sociale adeguata, come documentato anche dall’analisi degli esperti sulla burocratizzazione dell’ordinatura.

Alla vigilia delle elezioni alla Duma: la crisi diventa politica

Nel contesto della guerra russa contro l’Ucraina, la prospettiva di essere assegnati a una zona di combattimento o al sistema della medicina militare come medici da campo aumenta ulteriormente i rischi percepiti dai laureati. Il rifiuto dell’ordinatura viene così considerato anche un modo per ridurre la possibilità di un invio forzato nella zona dell’operazione militare russa.

Le conseguenze della carenza non restano confinate agli atenei. La riduzione degli organici aumenta il carico sui medici già in servizio, allunga le attese, restringe l’accesso alle cure specialistiche e riduce la qualità dell’assistenza. Per i pazienti questo si traduce in diagnosi più tardive e in un aumento delle complicazioni; nel lungo periodo, la contrazione del personale può accrescere anche la mortalità.

Il caso ha provocato un ampio dibattito sociale ed è diventato un tema di discussione alla vigilia delle elezioni per la Duma di Stato russa, attirando l’attenzione sulla distanza tra i rapporti ufficiali del partito e le condizioni reali della sanità. La discussione pubblica sulla crisi dell’ordinatura ha rafforzato questa lettura.

La posizione attuale è quindi segnata da 1.351 posti di ordinatura rimasti scoperti nei principali istituti medici russi e da una crisi che coinvolge sia la formazione sia la permanenza dei medici nel sistema sanitario pubblico.

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