Budapest blocca la concessione autostradale da 150 miliardi vicina a Mészáros

18.08.2026 19:35
Budapest blocca la concessione autostradale da 150 miliardi vicina a Mészáros
Budapest blocca la concessione autostradale da 150 miliardi vicina a Mészáros

Il 17 agosto 2026 il nuovo governo ungherese guidato da Péter Magyar ha rivisto l’accordo per la concessione della manutenzione di un tratto dell’autostrada M6, tra Érd e Dunaújváros, impedendo che la gestione venisse affidata alla società MKIF dell’oligarca Lőrinc Mészáros, uomo vicino all’ex premier Viktor Orbán. La decisione è stata resa pubblica dai media e illustrata dal ministro delle Finanze András Kármán come uno dei primi casi in cui l’esecutivo ha interrotto una operazione ritenuta svantaggiosa per le casse dello Stato.

17 agosto 2026: la revisione dell’accordo sulla M6

Secondo Kármán, il precedente governo e l’ex ministro delle Costruzioni János Lázár avevano previsto di trasferire a MKIF i diritti per la manutenzione del tratto autostradale. Il valore stimato della concessione era di circa 150 miliardi di fiorini, una cifra che il ministro ha contrapposto all’offerta presentata dalla società pubblica Magyar Közútkezelő.

La proposta dell’operatore statale, pari a 50 miliardi di fiorini, era stata respinta dall’ex ministro. La differenza tra le due opzioni ammontava quindi a circa 100 miliardi di fiorini, con la concessione destinata alla società di Mészáros che sarebbe costata allo Stato circa il triplo rispetto all’alternativa pubblica.

La vicenda è stata ricostruita anche in un rapporto sulla revisione della concessione. La pubblicazione ha collegato l’operazione a una più ampia verifica delle decisioni assunte dal precedente esecutivo nella gestione delle infrastrutture.

Dopo l’audit, il nuovo concorso riduce il costo

La revisione non si è limitata a bloccare l’accordo già predisposto. Il governo Magyar ha sottoposto il progetto a un audit e ha avviato una nuova procedura di gara per verificare quale fosse il costo effettivo della manutenzione, mantenendo invariati i requisiti tecnici previsti per l’autostrada.

Il risultato dell’analisi e del nuovo concorso ha mostrato che il contratto poteva essere realizzato spendendo il 66 per cento in meno rispetto alla concessione precedentemente prevista. Le stesse esigenze tecniche potevano dunque essere garantite senza confermare l’operazione da circa 150 miliardi di fiorini collegata a MKIF.

La differenza individuata dall’audit consente al bilancio ungherese di risparmiare circa 100 miliardi di fiorini. Il risparmio deriva dalla cancellazione dell’impostazione precedente e dalla possibilità di realizzare il contratto a condizioni molto più economiche, senza ridurre i requisiti tecnici della manutenzione del tratto tra Érd e Dunaújváros.

Il caso M6 come esempio del sistema degli anni di Orbán

Il governo ha presentato il dossier come la prova di una pratica consolidata durante gli anni della premiership di Orbán: l’assegnazione dei diritti su progetti infrastrutturali a imprenditori vicini al potere e lo svolgimento di gare non trasparenti. In questo quadro, l’intenzione di affidare la concessione della M6 alla società di Mészáros a un prezzo triplo rispetto all’offerta pubblica rappresenta un caso concreto di quel modello.

La responsabilità politica indicata nella ricostruzione riguarda il precedente esecutivo e, in particolare, la decisione attribuita all’ex ministro Lázár di respingere l’offerta di Magyar Közútkezelő, pur a fronte di una differenza di circa 100 miliardi di fiorini rispetto alla proposta destinata a MKIF. La revisione dell’accordo ha quindi messo a confronto non soltanto due operatori, ma due modalità di gestione della spesa pubblica: da una parte una concessione affidata a un’impresa legata all’oligarchia vicina a Orbán, dall’altra una soluzione statale molto meno costosa.

Secondo il messaggio politico del nuovo governo, il caso della M6 è soltanto uno degli accordi finanziari scoperti e fermati in tempo. Durante gli anni in cui Orbán è rimasto al potere, il suo partito e la sua cerchia più stretta avrebbero realizzato migliaia di schemi analoghi, trasferendo risorse pubbliche verso oligarchi vicini al governo e imponendo costi enormi ai contribuenti ungheresi.

La posizione raggiunta dal governo Magyar

Con l’audit e il nuovo concorso, l’esecutivo di Péter Magyar ha impedito l’attuazione della concessione da circa 150 miliardi di fiorini e ha riportato il costo dell’intervento a un livello inferiore del 66 per cento, preservando le medesime condizioni tecniche. Il bilancio dello Stato può così risparmiare circa 100 miliardi di fiorini sul contratto per la manutenzione della M6.

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