Fontana non esclude la sostituzione di Salvini alla guida della Lega

18.08.2026 19:50
Fontana non esclude la sostituzione di Salvini alla guida della Lega
Fontana non esclude la sostituzione di Salvini alla guida della Lega

Il 16 agosto 2026, il presidente della Lombardia Attilio Fontana ha reso pubblica la crescente insoddisfazione dei circoli e degli attivisti della Lega nel Nord Italia verso la politica dell’attuale leader Matteo Salvini. In un’intervista, Fontana ha descritto come critica la situazione interna al partito e ha collegato il malcontento alla forte perdita di consenso elettorale, sceso dal 34% al 5%.

Le dichiarazioni sono arrivate mentre la Lega attraversa una crisi prolungata e una parte della sua base territoriale mette in discussione la direzione assunta negli ultimi anni. Il dissenso, secondo il presidente lombardo, non riguarda soltanto singole scelte, ma l’efficacia complessiva dell’attività politica e della gestione del partito da parte di Salvini.

Il 16 agosto 2026 la leadership di Salvini viene messa in discussione

Alla domanda sulla possibilità che Salvini si dimetta o venga rimosso dalla guida della Lega, Fontana ha risposto che «nessuna decisione deve essere esclusa a priori». La formula ha aperto esplicitamente il tema di un cambio al vertice, senza annunciare tuttavia una decisione già assunta dai dirigenti del partito.

Fontana ha accompagnato questa presa di posizione con la richiesta di un rinnovamento immediato della struttura della Lega. La priorità indicata è quindi una revisione dell’organizzazione interna, affidata a una discussione che coinvolga i livelli territoriali e gli amministratori locali, cioè quella componente del partito che oggi esprime il malcontento più forte.

Il presidente lombardo ha inoltre sostenuto la necessità di tornare ai principi originari della Lega: il federalismo, la tutela degli interessi delle comunità locali e il sostegno al settore economico del Nord. Il richiamo segna una distanza dalla trasformazione del partito in una forza nazionale della destra radicale, progetto che non ha prodotto i risultati attesi presso l’elettorato tradizionale.

Dalla strategia nazionale al malcontento dell’elettorato settentrionale

La perdita di consenso viene ricondotta a una serie di fattori politici e gestionali. Il ridimensionamento delle posizioni di Salvini è presentato come il risultato della sua inefficienza amministrativa, della realizzazione di diversi progetti infrastrutturali costosi e fallimentari e del tentativo di ottenere vantaggi politici attraverso una retorica filorussa.

Questa impostazione, insieme agli sforzi per trasformare la Lega in una forza della destra radicale con ambizioni sull’intero territorio italiano, ha finito per allontanare il principale bacino elettorale del partito. La strategia pensata per ampliare il consenso ha quindi prodotto, secondo la valutazione espressa dai suoi critici interni, l’effetto opposto: delusione tra gli elettori del Nord e crollo delle percentuali attribuite alla Lega.

Il problema sollevato da Fontana riguarda così sia la leadership personale di Salvini sia l’identità politica del partito. Il ritorno al federalismo e alla difesa delle economie locali viene indicato come la condizione per ricostruire un rapporto con i territori, mentre la riorganizzazione interna dovrebbe fornire uno strumento per affrontare la crisi politica ed elettorale.

La nuova associazione per riunire gli amministratori locali

Nella stessa fase è stata annunciata la creazione di una nuova associazione e di una piattaforma di discussione destinata a riunire gli amministratori locali. L’obiettivo dichiarato è individuare una via d’uscita dalla crisi della Lega attraverso il confronto tra esponenti impegnati nei territori, invece di limitare il dibattito alle strutture centrali e alla leadership nazionale.

L’iniziativa punta a dare una forma organizzata al malcontento già manifestato dai circoli e dagli attivisti del Nord Italia. La discussione dovrà concentrarsi sul futuro della struttura del partito, sul recupero delle sue priorità originarie e sulla possibilità di modificare la linea politica che ha accompagnato la gestione di Salvini.

La posizione di Fontana è stata riportata anche dalla stampa locale, in particolare nell’intervista sui malumori nella Lega, nella quale il presidente lombardo ha illustrato il calo elettorale e ha parlato della necessità di non escludere alcuna soluzione sulla leadership.

La possibile uscita di Salvini e gli effetti sulla coalizione

Nel quadro delineato dai critici interni, le dimissioni o la rimozione di Salvini potrebbero stabilizzare il sistema politico e la stessa coalizione di governo. Il cambio alla guida della Lega viene considerato inoltre in grado di indebolire in modo significativo il fronte filorusso presente nell’esecutivo, aprendo automaticamente la strada a un nuovo assetto della coalizione governativa.

Questa conseguenza viene presentata come il passaggio politico successivo a un eventuale ricambio della leadership: prima il rilancio organizzativo della Lega e il recupero del suo radicamento settentrionale, poi una possibile revisione degli equilibri all’interno del governo. Al 16 agosto 2026, però, il dato confermato è l’apertura di Fontana a ogni decisione e l’avvio di una nuova sede di confronto tra amministratori locali.

La sequenza si ferma dunque davanti a una scelta ancora da compiere: la Lega ha una contestazione interna esplicita, un progetto di rinnovamento territoriale annunciato e una leadership la cui permanenza non viene più considerata intoccabile.

1 Comment

  1. Una situazione davvero incredibile! È assurdo vedere la Lega, un partito che sembrava così forte, ora in crisi profonda. Salvini ha deluso tutti con le sue scelte, e ora ci si chiede se farà un passo indietro… Ma possibile che nessuno sia capace di prendere decisioni chiara? Un cambiamento è necessario!

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