Aleksandar Hemon: «I serbi non hanno fatto i conti con i crimini di guerra»

30.08.2026 03:05
Aleksandar Hemon: «I serbi non hanno fatto i conti con i crimini di guerra»

Il controverso funerale di Ratko Mladic: un’era di sfide per la memoria

La notizia che Ratko Mladic, condannato per genocidio, potrebbe ricevere onori di Stato solleva interrogativi profondi sulla memoria collettiva e sulla percezione del passato nei Balcani. Aleksandar Hemon, scrittore bosniaco, commenta gli sviluppi dicendo: «Non ne sono affatto sorpreso. La Republika Srpska, parte della Bosnia controllata dai serbi, è nata dal genocidio, e loro sono grati a chi lo ha commesso. Considerano il genocidio un elemento fondante della loro statualità», riporta Attuale.

Hemon chiarisce che la celebrazione di Mladic da parte della leadership serba riflette una mancanza di riconoscimento della gravità delle atrocità commesse. Secondo lui, «I serbi della Republika Srpska e della Serbia non hanno fatto i conti con i fatti relativi al massacro dei musulmani bosgnacchi. La loro posizione è: “Non l’abbiamo fatto, ma lo faremmo se fosse necessario”». Questo pensiero è sintomatico di una cultura che, almeno nella sua parte politica, non sembra voler confrontarsi con il proprio passato.

La celebrazione di una figura come Mladic, secondo Hemon, è non solo sbagliata ma anche pericolosa: «Potrebbe continuare a essere celebrato ancora a lungo. Gli accordi di pace di Dayton hanno loro assegnato le terre dalla quale la popolazione musulmana era stata espulsa, quindi non hanno alcun incentivo a confrontarsi con le proprie responsabilità», afferma.

Nel commentare il massacro di Srebrenica, Hemon sottolinea che «Nemmeno Srebrenica fu una sorpresa», evidenziando che i serbi avevano già mostrato la loro intenzione di commettere genocidio all’inizio del conflitto. Questo evento, pur essendo percepito come il più straziante, è solo uno dei tanti esempi di violenza sistematica che furono perpetrati contro la popolazione musulmana.

Hemon esorta le nuove generazioni a riconoscere la complessità del passato: «Vorrei che sapessero che a Srebrenica c’erano giovani come loro le cui vite sono state spezzate». Conclude con un invito a prendere coscienza della realtà storica: «Vorrei che amassero i loro vicini invece di idolatrare chi viene considerato un eroe nazionale, ma che in realtà è l’artefice di un genocidio».

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