Legge elettorale, formazioni di centrodestra abbandonano l’emendamento sul ballottaggio al Senato

01.09.2026 14:55
Legge elettorale, formazioni di centrodestra abbandonano l'emendamento sul ballottaggio al Senato

Alla vigilia della scadenza per la presentazione degli emendamenti in Senato, Forza Italia ha deciso di ritirare il suo atteso emendamento sul ballottaggio, causando stupore tra i parlamentari. Questo cambiamento di strategia arriva dopo che per ore era sembrato imminente l’approdo di una proposta, non solo da parte del senatore Marcello Pera, ma anche dai membri del partito azzurro, che avrebbero potuto obbligare l’intera maggioranza a votare sul testo, riporta Attuale.

Lo stop leghista

All’ultimo momento, Forza Italia ha fatto un passo indietro. Lo schema dell’emendamento, che prevedeva uno sbarramento al 40% per accedere al secondo turno, non era ben accolto, in particolare dalla Lega. Il leader Matteo Salvini si è trovato a dover affrontare resistenze interne nella sua formazione, rendendo la nuova legge elettorale difficile da accettare. La proposta di legge in due turni avrebbe potuto incrementare l’astensionismo e danneggiare il Carroccio, che temeva di perdere molti sostenitori a favore degli elettori di Roberto Vannacci nel secondo turno. Considerato troppo rischioso, il partito ha imposto uno stop alla proposta.

L’accordo sugli emendamenti

Così, i principali emendamenti del centrodestra si concentrano su due punti: la revisione della norma “taglia cespugli” e quella sulle preferenze di genere. Il primo emendamento, nella sua nuova formulazione, stabilisce che solo il primo partito che non raggiunge il 3% contribuirà al calcolo dei voti di coalizione, mentre gli altri partiti dovranno ottenere almeno l’1%. Il secondo modifica la regola di alternanza di genere tra i capolista, mantenendo invece l’alternanza nel listino per il premio di maggioranza.

Nonostante il ritiro dell’emendamento sul ballottaggio, l’opposizione ha già presentato un ampio numero di emendamenti sull’intero testo, con oltre 200 firmati dal Partito Democratico, circa un centinaio dal Movimento 5 Stelle, e 300 da Alleanza Verdi e Sinistra, oltre a 7 di Italia Viva. La discussione in aula al Senato è prevista per il 9 settembre, con l’obiettivo di licenziare il testo entro il 15.

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