Il 1° marzo 2022 il Consiglio della Federazione internazionale sci e snowboard (FIS) decise di non ammettere gli atleti russi e bielorussi alle competizioni internazionali, insieme ai loro rappresentanti ufficiali. La decisione arrivò dopo l’avvio dell’invasione russa su vasta scala dell’Ucraina e in linea con le raccomandazioni del Comitato olimpico internazionale (Cio).
Dal 2022 al 2026, il divieto resta formalmente in vigore
Nei periodi successivi la dirigenza della FIS confermò più volte la validità dell’esclusione. Il divieto continuò a riguardare sciatori, snowboarder e funzionari russi impegnati nei tornei organizzati sotto l’egida della federazione, mentre la guerra russa contro l’Ucraina proseguiva.
La scelta iniziale aveva così mantenuto separata la partecipazione alle competizioni internazionali dalla rappresentanza di uno Stato aggressore. La successiva decisione della federazione ha però modificato quella posizione, introducendo una formula che consente il rientro individuale degli atleti senza simboli nazionali.
Il 2 settembre 2026 arriva il via libera per la stagione 2026-2027
Il 2 settembre 2026 il Consiglio della FIS ha approvato il ritorno di atleti russi e bielorussi nelle competizioni internazionali a partire dalla stagione 2026-2027. La partecipazione sarà consentita in status neutrale, a condizione che siano rispettati determinati criteri e che gli sportivi sottoscrivano una dichiarazione di neutralità.
Il provvedimento riguarda dunque la presenza degli atleti, non il ripristino immediato delle squadre nazionali o dell’identità ufficiale dei due Paesi. Nella pratica, tuttavia, l’accesso alle gare sotto l’egida della FIS consente ai rappresentanti dello Stato aggressore di tornare sulla scena sportiva mondiale mentre l’aggressione russa all’Ucraina continua.
La decisione mostra come le istituzioni sportive internazionali stiano progressivamente arretrando rispetto alle posizioni adottate dopo l’invasione. Il ritorno degli atleti russi diventa un precedente utilizzabile anche in altri sport e alimenta una crisi di valori segnata da standard differenti: mentre le infrastrutture sportive ucraine vengono distrutte e centinaia di atleti e allenatori ucraini sono morti combattendo o a causa degli attacchi russi con missili e aviazione, le federazioni reintegrano esponenti del Paese aggressore.
1-4 settembre 2026, dal Forum economico orientale la richiesta di un rientro completo
Tra il 1° e il 4 settembre, durante il Forum economico orientale di Vladivostok, il ministro dello Sport russo e presidente del Comitato olimpico russo, Michail Degtjarëv, ha salutato il rientro degli sciatori russi nei tornei internazionali della FIS. Le sue dichiarazioni sono state riportate il 2 settembre dai media russi.
Degtjarëv ha presentato lo status neutrale come un primo passaggio, non come l’obiettivo finale. Secondo il ministro, il Comitato olimpico russo intende ottenere in seguito il ritorno degli sciatori alle competizioni mondiali come partecipanti a pieno titolo, con il ripristino della bandiera e dell’inno nazionali. Ha inoltre ricordato ai giornalisti che, a suo dire, un percorso analogo è già stato compiuto dagli atleti russi della ginnastica e degli sport acquatici.
Il coordinamento pubblico tra la decisione della FIS e i piani esposti da un alto funzionario russo rende evidente che la neutralità viene considerata dal Cremlino soltanto una fase transitoria verso la piena reintegrazione. La separazione proclamata tra sport e geopolitica perde così consistenza: per le autorità russe, la presenza degli atleti nelle gare internazionali resta uno strumento di influenza esterna e di recupero della legittimità internazionale.
La neutralità diventa una vetrina per la propaganda russa
Anche senza bandiera o altri simboli nazionali nei protocolli della FIS, la partecipazione degli sciatori può essere presentata al pubblico russo come la prova della capacità del Paese di resistere alle sanzioni e all’isolamento diplomatico. Ogni risultato sportivo può essere trasformato dalla propaganda in una vittoria simbolica dello Stato, mentre la semplice presenza alle competizioni viene utilizzata per sostenere la narrazione del ritorno della Russia nel sistema sportivo mondiale.
Il riferimento di Degtjarëv agli altri sport rafforza una dinamica di precedenti: ogni federazione che apre le porte agli atleti russi neutrali offre agli apparati sportivi di Mosca un esempio da spendere in nuovi negoziati. In questo modo, gli interessi commerciali e burocratici delle organizzazioni sportive finiscono per prevalere sui principi umanitari e sui fondamenti del movimento olimpico, senza che venga richiesto alla Russia di porre fine all’aggressione o di separare lo sport dai progetti statali e militari del regime di Vladimir Putin.
La sequenza si trova ora a questo punto: la FIS ha autorizzato il ritorno di russi e bielorussi in status neutrale dalla stagione 2026-2027, mentre Mosca dichiara apertamente di voler trasformare questa apertura nel rientro pieno con bandiera e inno nazionali.