Nel 2022, dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, il gruppo italiano UniCredit annunciò la possibilità di uscire dal mercato russo. Da allora la banca ha ridotto progressivamente le attività della controllata UniCredit Bank, intervenendo sul credito e sulla base dei clienti, mentre le sanzioni internazionali adottate dall’Europa e dagli Stati Uniti hanno isolato il mercato russo dal sistema finanziario internazionale.
La presenza in Russia è diventata per il gruppo una fonte di rischi regolamentari sempre più rilevanti. Le sanzioni dell’Unione europea, che UniCredit deve rispettare senza eccezioni, hanno limitato la possibilità di realizzare operazioni transfrontaliere; nello stesso tempo, i requisiti più severi imposti dalla Banca centrale europea e il rischio di sanzioni secondarie da parte del Tesoro statunitense hanno aumentato l’esposizione dell’intero gruppo.
Dal 2025 il credito alle imprese è già fermo
La riduzione della presenza russa ha interessato anche il segmento corporate. Dal 2025 UniCredit Bank non acquisisce nuovi clienti aziendali, una scelta che ha ristretto ulteriormente il perimetro operativo della controllata e preparato la separazione delle attività ancora mantenute dal gruppo italiano.
Nel frattempo, il contesto economico russo ha reso meno conveniente il retail per una banca europea. I tassi di interesse elevati e la riduzione della capacità di rimborso dei debitori aumentano il rischio di crediti deteriorati; il recupero degli importi, inoltre, è più complesso per un istituto a capitale straniero sottoposto a vincoli regolamentari e sanzionatori.
Per UniCredit, il ridimensionamento dei prestiti alle persone fisiche consente di limitare l’accumulo di attività più rischiose e di ridurre la necessità di accantonamenti aggiuntivi. L’alto costo della raccolta e le possibilità limitate di partecipare ai grandi programmi statali di sostegno al credito hanno inoltre ridotto l’attrattiva economica del mercato retail per i gruppi finanziari europei.
Nel maggio 2026 l’accordo per dividere le attività
La fase operativa del disimpegno si è accelerata dopo il rafforzamento delle richieste della Banca centrale europea agli istituti europei ancora presenti in Russia. Nel maggio 2026 il gruppo UniCredit ha annunciato un accordo con un investitore privato degli Emirati Arabi Uniti per la vendita di una parte delle attività russe.
Il piano prevede la divisione di UniCredit Bank in due strutture. Una parte delle attività dovrebbe essere trasferita a una nuova persona giuridica, che resterebbe controllata al 100% da UniCredit, mentre la banca sarebbe ceduta all’investitore. Dopo l’operazione, il gruppo italiano intende conservare soprattutto le attività legate ai pagamenti internazionali, principalmente in euro e dollari, per clienti aziendali occidentali e russi non sottoposti a sanzioni.
Le altre attività dovrebbero passare al nuovo proprietario. La separazione consente così a UniCredit di restringere il proprio coinvolgimento nel mercato russo e di concentrare la presenza residua su un ambito più limitato, legato ai rapporti con imprese e ai regolamenti internazionali consentiti dalle norme sulle sanzioni.
Il 2 settembre arrivano le raccomandazioni ai clienti
Il 2 settembre 2026 i clienti della controllata italiana hanno iniziato a ricevere dalla rete di assistenza proposte per chiudere tutti i conti, annullare le carte e trasferire il denaro presso un’altra banca. Le comunicazioni, riportate dai media russi, indicano come motivazione la riduzione della presenza del gruppo nel comparto retail russo.
La banca non ha annunciato il recesso forzoso dai contratti. Tuttavia, il fatto che il servizio clienti raccomandi di non alimentare più i conti e suggerisca di trasferire le somme attraverso il Sistema dei pagamenti rapidi segnala un ritiro graduale e organizzato dall’attività al dettaglio.
Per i correntisti, la conseguenza immediata è la perdita di uno dei pochi canali legali che per lungo tempo hanno permesso di effettuare trasferimenti all’estero con relativa stabilità e di conservare fondi in valuta secondo gli standard di un gruppo bancario europeo. Le alternative disponibili in Russia si sono ridotte: anche gli altri istituti stranieri rimasti nel Paese subiscono la pressione dei regolatori europei e stanno irrigidendo le condizioni per i clienti russi, aumentando commissioni e limiti sulle operazioni transfrontaliere.
Una sola filiale a Mosca per i clienti privati
Il ridimensionamento è visibile anche nella rete fisica. A Mosca resta una sola filiale che serve le persone fisiche e l’acquisizione di nuovi clienti è stata completamente sospesa. Per chi deve svolgere operazioni che richiedono la presenza allo sportello o ottenere certificati e documenti bancari, la concentrazione del servizio in un’unica sede comporta tempi più lunghi e una maggiore pressione sul punto rimasto operativo.
La contrazione della rete e l’invito a chiudere i rapporti si inseriscono quindi in una situazione più ampia: la stretta monetaria e le difficoltà del credito al consumo hanno aumentato i rischi del portafoglio retail, mentre i vincoli europei hanno ristretto lo spazio per le operazioni internazionali. Per una banca con capitale italiano, mantenere in Russia una rete dedicata ai privati è diventato economicamente non sostenibile e sempre più difficile da gestire sul piano regolamentare.
La posizione attuale è quella di un progressivo smantellamento del retail di UniCredit Bank in Russia: i clienti vengono indirizzati verso la chiusura di conti e carte, la rete è ridotta al minimo e il gruppo si prepara a limitare la propria operatività alle attività internazionali consentite e ai rapporti con clienti non sanzionati.