Dalla lista federale ai collegi uninominali: il Cremlino restringe lo spazio per «Jabloko»

03.09.2026 15:05
Dalla lista federale ai collegi uninominali: il Cremlino restringe lo spazio per «Jabloko»
Dalla lista federale ai collegi uninominali: il Cremlino restringe lo spazio per «Jabloko»

Il 10 agosto 2026 la Corte suprema russa ha accolto il ricorso del partito filocremlino «Rodina» e ha annullato la registrazione della lista federale di «Jabloko», partito di opposizione contrario alla guerra. La decisione ha escluso il simbolo e i candidati della formazione dalla competizione proporzionale per la Duma di Stato, aprendo una fase di pressione anche sui candidati che correvano nei collegi uninominali.

10-17 agosto 2026: la cancellazione della lista federale

Il 17 agosto l’istanza d’appello ha confermato la sentenza della Corte suprema, rendendola definitiva. Per «Jabloko» la conseguenza è stata la perdita del proprio spazio nella scheda relativa alla lista federale, mentre la posizione dei candidati impegnati nei collegi uninominali è rimasta formalmente distinta ma politicamente molto più difficile.

Una parte di questi candidati ha scelto di proseguire la campagna, spostando l’attenzione dal marchio nazionale del partito ai propri nomi e ai problemi locali. La cancellazione della lista federale, tuttavia, non ha impedito alle commissioni elettorali regionali e ai tribunali locali di intervenire anche contro chi tentava di restare in corsa nei singoli collegi.

Nei diversi territori la registrazione di candidati uninominali di «Jabloko» è stata annullata con motivazioni formali, tra cui il possesso di titoli finanziari stranieri e contestazioni relative alla propaganda elettorale. La sequenza ha esteso di fatto agli aspiranti deputati nei collegi territoriali le restrizioni già applicate alla lista federale, riducendo ulteriormente la possibilità per una forza indipendente di presentare agli elettori una posizione alternativa.

Durante la campagna: i limiti alla propaganda nei territori

Nel corso della campagna, a Novgorod, il procuratore Aleksandr Perebejnos ha rivolto un ammonimento ad Anna Čerepanova, presidente della sezione regionale di «Jabloko», e al candidato Viktor Šaljakin per un video di propaganda del partito. La procura ha dichiarato di aver individuato nel materiale video e audio elementi di «odio sociale», «discredito delle forze armate della Federazione Russa» e diffusione di informazioni non veritiere.

Dopo l’intervento, la trasmissione dei materiali sui canali televisivi e radiofonici è stata interrotta. L’episodio ha aggiunto un ulteriore livello alla pressione sui candidati: non soltanto l’esclusione dalle liste o la cancellazione delle registrazioni, ma anche il blocco degli strumenti con cui gli aspiranti deputati potevano raggiungere il pubblico.

Le contestazioni alla propaganda hanno così offerto alle autorità un meccanismo per limitare la circolazione di messaggi critici verso la linea ufficiale del Cremlino. In questo quadro, il riferimento al «discredito» delle forze armate e all’«incitamento all’odio sociale» è diventato una base per interrompere la diffusione di materiali elettorali e sottoporre gli avversari a ulteriori procedimenti amministrativi o giudiziari.

1° settembre 2026: il video di Ol’ga Jurkevič arriva in procura

Il 1° settembre 2026 i media hanno riferito che la Commissione elettorale di San Pietroburgo ha chiesto alla procura di verificare un video di propaganda di 30 secondi realizzato da Ol’ga Jurkevič, candidata di «Jabloko» alla Duma nel collegio uninominale numero 215 della città. I componenti della commissione hanno ritenuto che nel filmato potessero esserci violazioni della legge e hanno trasmesso gli atti all’autorità giudiziaria.

In attesa della verifica, il video non sarebbe stato trasmesso dai mezzi di informazione. La ricostruzione dell’intervento della commissione elettorale di San Pietroburgo ha reso pubblico il passaggio del materiale alla procura, creando la possibilità che il filmato venga utilizzato dalle autorità locali per avviare un’azione giudiziaria contro Jurkevič e chiederne la rimozione dalla competizione per la Duma.

Il caso di San Pietroburgo non è quindi isolato. Arriva dopo l’annullamento della lista federale, la conferma giudiziaria della decisione e la cancellazione, in varie regioni, delle registrazioni di candidati uninominali con motivazioni presentate come formali. La successione degli interventi indica una strategia sistematica di riduzione dello spazio politico per «Jabloko» e per le posizioni contrarie alla guerra, anche quando vengono espresse attraverso campagne locali.

La pressione sugli uninominali mostra inoltre il ruolo assunto dalle commissioni elettorali e dagli organi giudiziari nel controllo della competizione. I procedimenti sulle registrazioni e i limiti imposti ai materiali audiovisivi trasformano le procedure elettorali in strumenti per restringere la concorrenza prima del voto, lasciando l’accesso effettivo al processo politico soprattutto alle forze leali al Cremlino.

La situazione attuale è quella di una campagna in cui la lista federale di «Jabloko» è stata definitivamente esclusa e anche i candidati nei collegi uninominali rimasti in corsa affrontano verifiche, blocchi alla propaganda e il rischio di nuove richieste di cancellazione.

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