Il Primo Ministro Britannico Annuncia Riforma della Legge Elettorale
Il primo ministro britannico, Andy Burnham, ha comunicato che il suo Partito Laburista inserirà una riforma della legge elettorale nel programma per le prossime elezioni, previste entro il 2029, riporta Attuale. Cambiare il sistema rigidamente uninominale britannico rappresenta un impegno significativo, essendo storicamente una richiesta dei partiti minori, penalizzati dall’attuale configurazione, mentre i partiti principali come i Laburisti ne hanno tratto vantaggio. Burnham non ha specificato quale modello intenda adottare, ma in passato si era dichiarato a favore di un sistema proporzionale.
Il Regno Unito ha un sistema uninominale da secoli, in cui viene eletto soltanto il candidato più votato in ciascun collegio. Le ultime grandi riforme elettorali, che hanno esteso il diritto di voto alle donne, risalgono al 1918 e al 1928. Burnham ha descritto la riforma come una soluzione all’instabilità politica – essendo lui il settimo primo ministro in 10 anni – e alla possibilità che un “governo divisivo” possa insediarsi con solo il 30% dei voti o meno. Tale riferimento è rivolto a Reform UK, il partito di destra populista guidato da Nigel Farage, e agli effetti distorsivi del sistema uninominale, specie in contesti con più partiti con percentuali di consenso simili; nel 2024, ad esempio, i Laburisti hanno vinto le elezioni raccogliendo un numero complessivo di voti inferiore rispetto al 2019, anno in cui hanno subito una sconfitta.
È importante notare che l’annuncio di Burnham è preliminare: la riforma avverrebbe solo nel caso in cui i Laburisti vincano le prossime elezioni, che si svolgeranno con il sistema attuale. Burnham ha dichiarato che prima del voto intende coinvolgere anche gli altri partiti in una commissione dedicata, che potrebbe portare a una proposta differente.
Burnham ha reso nota la sua intenzione di modificare la legge elettorale durante un discorso alla convention annuale del partito, dove ha sottolineato che i membri si sono espressi favorevolmente verso una riforma. Nel corso del suo intervento, ha inoltre promesso la possibilità di nazionalizzare le aziende idriche britanniche, privatizzate a partire dagli anni Ottanta, e di riconsiderare “sul lungo termine” la relazione con l’Unione Europea dopo la Brexit, pur senza chiarire se ciò implicherebbe un ritorno come paese membro o un approfondimento della collaborazione.