Il Veneto avanza verso l’autonomia differenziata con un voto decisivo
Con 33 voti favorevoli, 3 contrari, 2 astenuti e 9 non partecipanti al voto, il Veneto si avvia verso l’autonomia differenziata, diventando la prima Regione italiana a fare questo passo. Il referendum del 2017 aveva visto il 98,1% dei votanti scegliere il sì, riporta Attuale.
Il Veneto ha approvato due schemi di intesa tra Stato e Regioni su funzionalità operative come protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa e tutela della salute, limitatamente al coordinamento della finanza pubblica. Il Consiglio dei ministri ora ha 45 giorni dalla comunicazione del voto favorevole per deliberare sull’intesa definitiva e sul disegno di legge di approvazione.
Cosa prevede il testo
Il governatore Alberto Stefani ha illustrato che l’autonomia consentirebbe una maggiore flessibilità nella gestione delle risorse, offrendo la possibilità di reinvestire risparmi in settori come edilizia e tecnologia sanitaria, nonché di integrare i fondi sanitari nella spesa complessiva. In ambito di previdenza complementare, è prevista un’espansione dei fondi integrativi e una funzione specifica per Veneto Welfare. Le professioni beneficerebbero di un riconoscimento delle specificità territoriali attraverso la revisione del registro professionale regionale.
Stefani: «Le autonomie locali preesistono anche alla stessa Costituzione»
La discussione si è aperta nel consiglio veneto con interventi che hanno sottolineato l’impegno verso i cittadini, richiamando il referendario del 2017, dove circa 2,3 milioni di veneti si espressero a favore dell’autonomia. Stefani ha affermato che, sebbene ci siano critiche sulla riforma “svuotata”, la Costituzione riconosce e promuove le autonomie locali, che si prevede possano estendersi ad altre materie nel corso del tempo.
Zaia: «Un punto di partenza comune da destra a sinistra: siamo tutti federalisti»
Il presidente del Consiglio regionale Luca Zaia ha riaffermato l’importanza del federalismo, dichiarando che potrebbe beneficiare non solo il Veneto ma anche l’Italia. Ha rimarcato il voto favorevole del 2017, sottolineando che il sostegno viene da tutti i veneti, non legati a partiti specifici. Tuttavia, ha attirato l’attenzione su voci critiche che affermano che gli elettori non hanno richiesto “briciole di autonomia”.
Pd: «Maggioranza spaccata»
Il Partito Democratico ha denunciato una «maggioranza spaccata» durante la seduta, evidenziando le assenze di alcuni consiglieri di Fratelli d’Italia, contribuendo a tensioni nella sala. Il capogruppo FdI, Claudio Borgia, ha risposto ritenendo che l’autonomia sia supportata da una convinta adesione del partito, mentre Carlo Cunegato dell’Avs ha criticato ciò che definisce come operazioni di marketing da parte della Lega.
Manildo (Pd): «Autonomia svuotata»
Giovanni Manildo ha etichettato il testo come «blindato e inemendabile», annunciando l’astensione del Pd. Ha evidenziato che non ci sarebbero novità significative in settori come la protezione civile e la sanità, temendo una «sanità a due velocità». Ha accusato il centrodestra di aver promesso un’autonomia molto più ampia di quella che si concretizza attualmente, definendo la situazione un «autonomia svuotata» e critica nei confronti di un centralismo eccessivo a Venezia.