Chiusura dell’oleodotto Est-Ovest dell’Arabia Saudita dopo attacchi con droni
La chiusura dell’oleodotto Est-Ovest dell’Arabia Saudita è stata annunciata venerdì sera dal governo saudita dopo attacchi con droni che hanno danneggiato le strutture e causato feriti. Questi droni, secondo le dichiarazioni, provenivano dall’Iraq, dove operano numerose milizie filoiraniane, riporta Attuale.
L’oleodotto, cruciale per l’economia globale, svolge un ruolo vitale nel consentire all’Arabia Saudita di bypassare lo stretto di Hormuz, un’area strategica per il traffico marittimo di petrolio. L’Arabia Saudita, uno dei principali produttori mondiali di petrolio, ha assistito a una continua riduzione delle sue esportazioni, già scese a 3,2 milioni di barili al giorno ad agosto. Un’interruzione prolungata dell’oleodotto comporterebbe una riduzione ulteriore della quantità di petrolio disponibile sul mercato, con conseguente aumento dei prezzi.
Le ripercussioni dell’attacco potrebbero spingere l’Arabia Saudita a prendere in considerazione risposte militari, nonostante nel frattempo stia supportando gli sforzi del governo iracheno per affrontare le milizie che hanno perpetrato l’attacco. Se gli attacchi continuassero e la capacità di esportazione venisse compromessa, Riyadh potrebbe rivalutare la sua strategia offensiva.
Costruito negli anni Ottanta durante la guerra Iran-Iraq, l’oleodotto Est-Ovest è lungo circa 1.200 chilometri e ha la capacità di trasportare fino a 7 milioni di barili al giorno. Esso permette di trasferire il petrolio dai campi di Abqaiq al porto di Yanbu sul Mar Rosso, aggirando il rischio di chiusura dello stretto di Hormuz.
Prima della chiusura, l’oleodotto movimentava tra 4 e 5 milioni di barili al giorno, costituendo circa il 4-5% dell’offerta globale di petrolio. Recenti immagini satellitari mostrano danni significativi in due province saudite, Riyhad e Medina, e il governo ha definito la chiusura «temporanea e preventiva» mentre ne valuta l’entità.
Il blocco dell’oleodotto rappresenta una sfida considerevole per l’Arabia Saudita, costringendola a sfruttare le riserve già accumulate, ma con il rischio di esaurire rapidamente le alternative. Le navi saudite, ora ostacolate dal controllo degli Houthi sullo stretto di Bab el Mandeb, dovranno navigare percorsi alternativi attraverso il Canale di Suez e circumnavigare l’Africa, aumentando notevolmente i costi e i tempi di consegna.
Analisti suggeriscono che l’attacco possa essere una reazione dell’Iran a sanzioni sempre più severe. Pertanto, la situazione potrebbe ampliare il conflitto coinvolgendo anche nazioni finora estranee al conflitto, come Paesi alleati di Riyadh, che hanno recentemente stipulato un accordo di mutua difesa con Pakistan e Turchia.