Le conseguenze delle sanzioni americane sul giudice Guillou: una crisi della sovranità digitale
Il giudice francese Nicolas Guillou, appartenente alla Corte internazionale dell’Aja, si è trovato privato di accesso a servizi fondamentali come Facebook, Instagram, WhatsApp e Google a causa delle sanzioni imposte dall’Office of Foreign Assets Control degli Stati Uniti nel 2025. Questa misura è stata adottata dopo il suo coinvolgimento nell’emissione di mandati d’arresto contro il primo ministro israeliano Netanyahu e altri leader. La storia del giudice è raccontata dal teologo francescano Paolo Benanti nel libro “Il Caso Guillou”, riporta Attuale.
Il padre Benanti spiega che la “colpa” di Guillou consiste nella sua decisione di agire come giudice all’interno di un organismo non riconosciuto dagli Stati Uniti, il che ha portato a sanzioni che hanno colpito quasi tutti i giudici dell’Aja. “Gli Stati Uniti cercano di fermare l’azione della Corte”, ha affermato.
La sanzione ha ridotto Guillou a una condizione paragonabile a quella degli anni ’90, in cui l’accesso a risorse digitali era fortemente limitato. “La sanzione iscrive Guillou nella lista internazionale dei terroristi. Se dovesse entrare negli Stati Uniti, verrebbe arrestato e qualsiasi asset confiscato”, ha sottolineato Benanti. Le conseguenze sono particolarmente gravi, poiché il 98% delle comunicazioni via email in Europa e i sistemi di pagamento come Visa e Mastercard sono di origine statunitense. Inoltre, la Corte Penale Internazionale utilizza software americani, limitando ulteriormente le possibilità di Guillou di operare normalmente.
Nonostante le restrizioni, Guillou riesce a muoversi grazie all’omonimia, ma ciò non elimina le difficoltà. Vive in Francia e continua a lavorare, ma non può utilizzare applicazioni per prenotare viaggi o acquistare biglietti. “Non può utilizzare app e ha bisogno di supporto dalla famiglia per fronteggiare questa situazione”, ha detto Benanti.
Il caso di Guillou solleva interrogativi sulla protezione dei diritti di un cittadino dell’UE di fronte a sanzioni politiche statunitensi. “Per creare una difesa serve una risposta continentale”, ha affermato Benanti. L’Europa, nonostante la sua efficacia, non agisce con la rapidità necessaria. Attualmente, il dibattito sull’euro digitale, una possibile valuta alternativa alle transazioni americane, è ostacolato dall’ostracismo delle banche.
Sul piano giuridico, il caso di Guillou mette in discussione l’idea di separazione dei poteri. “Montesquieu dice che la libertà esiste solo se i poteri sono separati. La situazione di Guillou dimostra che questa separazione è compromessa”, ha dichiarato Benanti.
La crescente influenza delle aziende tecnologiche, che spesso superano in potere gli Stati nazionali, rappresenta una nuova sfida. “Di fronte a entità che hanno un valore superiore a certi Stati, i termini di servizio contrattuali sono più potenti delle Costituzioni”, ha osservato Benanti, richiamando l’importanza di una maggiore consapevolezza civica per difendere i diritti digitali.
Infine, riguardo alle preoccupazioni recentemente sollevate sull’intelligenza artificiale, Benanti le considera eccessive. “Le preoccupazioni non devono però oscurare la realtà che le principali aziende statunitensi investiranno la cifra colossale di 750 miliardi di dollari nel prossimo anno nell’IA, una somma superiore alla spesa per l’istruzione pubblica in Europa», ha concluso.
Guillou diventa così un simbolo della vulnerabilità dei diritti individuali nell’era digitale e della necessità di un’azione collettiva europea per affrontare un futuro sempre più dominato dalle tecnologie.