Il documentario “Naza” dei registi israeliani vince un premio alla Mostra del Cinema di Venezia e denuncia il concetto di “danno collaterale” nell’esercito israeliano

14.09.2026 18:25
Il documentario “Naza” dei registi israeliani vince un premio alla Mostra del Cinema di Venezia e denuncia il concetto di "danno collaterale" nell'esercito israeliano

Documentario “Naza”: Critiche all’Esercito Israeliano e Conseguenze per i Civili

Il documentario Naza, diretto dai registi israeliani Rachel Szor e Yuval Abraham, ha ricevuto il Premio speciale della giuria alla Mostra del Cinema di Venezia. Il titolo “Naza” è un acronimo militare in ebraico che significa nezek agavi, ovvero “danno collaterale”. Questo termine viene utilizzato dall’esercito israeliano per riferirsi ai palestinesi ritenuti accettabili come vittime per colpire miliziani di Hamas. Gli apparati militari stimano quanti civili potrebbero essere uccisi durante tali operazioni, un numero che rimane interno all’esercito e non sempre corrisponde ai dati reali, come riporta Attuale.

Il documentario si basa su interviste a 24 funzionari militari e membri dell’intelligence israeliana, mantenuti anonimi, e su materiale raccolto in diverse inchieste pubblicate su riviste israelo-palestinesi. Viene messo in evidenza il processo attraverso il quale l’esercito seleziona i propri obiettivi nella Striscia di Gaza, preventivando il numero di civili che potrebbero essere uccisi negli attacchi.

Nonostante l’esercito israeliano neghi l’esistenza di un sistema di questo tipo, decine di fonti anonime intervistate dai registi hanno confermato la pratica. Secondo le testimonianze, negli ultimi tre anni questa metodologia si è intensificata e sistematizzata, portando a una disumanizzazione delle potenziali vittime civili, descritte nelle valutazioni come semplici statistiche.

Dal suo avvio nel ottobre 2023, la guerra nella Striscia di Gaza ha portato alla morte di oltre 73.000 palestinesi, la maggior parte dei quali civili, mentre i bombardamenti continuano nonostante il cessate il fuoco in vigore dal ottobre 2025.

Un incremento delle vittime civili è stato notato anche a causa di un cambiamento nelle politiche dell’esercito, che dopo l’attacco di Hamas in Israele del 7 ottobre 2023 ha iniziato ad accettare un numero maggiore di morti collaterali per eliminare i miliziani. Ciò ha portato a stime interne di vittime civili di 15, 20, fino a 100 per ogni miliziano eliminato. In un episodio documentato, è stata autorizzata una rappresaglia con un conto stimato di 500 “naza”.

Le fonti intervistate hanno descritto un atteggiamento più orientato alla vendetta piuttosto che al ristabilimento della sicurezza, nonostante l’esercito continui a negare la validità del concetto di “naza”, rendendo difficile tracciare i numeri reali delle vittime.

Un ulteriore elemento controverso è l’automatizzazione del processo di selezione dei bersagli, con liste elaborate dal sistema di intelligenza artificiale Lavender, che ha identificato oltre 37.000 potenziali target nelle prime settimane del conflitto, sulla base di criteri vaghi che includono anche attività quotidiane comuni.

Il governo israeliano ha reagito negativamente al documentario. Il ministro della Sicurezza, Itamar Ben Gvir, ha descritto i registi come una “disgrazia” per il popolo israeliano, mentre il ministro della Cultura, Miki Zohar, ha richiesto l’avvio di una procedura per valutare la revoca della cittadinanza dei registi, sottolineando l’esigenza di proteggere l’immagine di Israele in tempo di guerra.

Rachel Szor ha parlato delle ripercussioni personali subite a causa delle critiche ricevute, mentre Abraham ha riferito di attacchi alla casa di sua madre perpetrati da gruppi estremisti. Entrambi i registi erano già noti per un precedente lavoro incentrato sulle violenze coloniali in Cisgiordania, vincitore di un Oscar nel 2025.

Le identità delle fonti intervistate sono state protette, e nel documentario si vedono soltanto silhouette e disegni offuscati per preservare l’anonimato.

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