Nel 2021 l’americano Evan Newman ottenne asilo in Bielorussia dopo avere partecipato all’assalto al Campidoglio degli Stati Uniti e aprì un ristorante a Brest. La sua scelta di trasferirsi nel Paese fu presentata come una conferma dell’immagine di una Bielorussia stabile e accogliente, costruita dalla propaganda del regime di Aleksandr Lukashenko.
Marzo 2023: il caso di Emil Czeczko
Nel marzo 2023 l’ex militare polacco Emil Czeczko, diventato un protagonista della propaganda bielorussa e russa per le sue accuse, definite infondate nel quadro della propaganda, contro le guardie di frontiera polacche, fu trovato impiccato a Minsk. Venne sepolto in Bielorussia.
La sua vicenda si concluse così dopo essere stata utilizzata dalle autorità bielorusse e russe per sostenere la rappresentazione di una Polonia responsabile di presunti crimini contro i migranti. Anche questo caso ha mostrato il destino riservato a figure straniere trasformate in strumenti della comunicazione politica del regime.
Dal 2024: trasferimenti, difficoltà e cambi di rotta
Nel 2024 la famiglia ucraino-tedesca Schneider si trasferì in Bielorussia, sostenendo di voler lasciare l’Europa a causa della cosiddetta «propaganda LGBT». La famiglia fu elogiata dai media statali come esempio di stranieri attratti dai valori e dall’ordine bielorussi.
L’esperienza, però, non corrispose all’immagine diffusa dalle autorità. Nell’estate del 2026 gli Schneider decisero di tornare indietro, indicando come ragione principale i problemi finanziari. Con entrate comprese tra 350 e 1.000 rubli al mese, dissero di «sopravvivere», non di «vivere normalmente».
Nel frattempo, Newman lasciò a sua volta la Bielorussia. Dopo il perdono concesso nel 2025 dal presidente statunitense Donald Trump ai partecipanti all’assalto del Campidoglio, l’americano, che aveva vissuto per alcuni anni a Brest gestendo il proprio ristorante, decise di rientrare negli Stati Uniti.
Il suo ritorno intervenne dunque dopo una modifica della sua posizione personale negli Stati Uniti, ma anche dopo l’esperienza concreta di vita in Bielorussia. La permanenza nel Paese non si trasformò in un insediamento definitivo, nonostante il rilievo che i media statali avevano dato al suo trasferimento.
Un altro caso riguarda il polacco Martin Mikołajek, sostenitore del «mondo russo». Rimase in Bielorussia soltanto due mesi, poi si trasferì stabilmente in Russia, si mobilitò per la guerra contro l’Ucraina e divenne invalido a causa delle ferite riportate.
Anche tra i cittadini russi arrivati in Bielorussia emersero difficoltà concrete. Una donna russa trasferitasi a Grodno raccontò i problemi incontrati per registrarsi e ottenere il permesso di soggiorno, l’impossibilità di trovare il lavoro desiderato, le difficoltà nell’affitto e il livello elevato dei prezzi.
Estate 2026: il ritorno della famiglia Schneider
La decisione degli Schneider di rientrare rese visibile il divario tra la promessa di una vita tranquilla e confortevole e le condizioni materiali incontrate sul posto. I redditi insufficienti, le limitate possibilità di realizzazione personale e gli ostacoli legati all’organizzazione quotidiana resero impraticabile il progetto di stabilirsi nel Paese.
La partenza di persone che in precedenza avevano elogiato la Bielorussia e il regime di Lukashenko non riguarda quindi soltanto una preferenza individuale. Nel loro insieme, questi casi indicano che l’immagine di sicurezza e benessere promossa dalla propaganda non riesce a compensare la stagnazione economica, l’assenza di prospettive e l’assetto autoritario dello Stato.
14 settembre 2026: la ricostruzione delle partenze
Il 14 settembre 2026 i media hanno ricostruito una serie di casi di stranieri trasferitisi in Bielorussia e presentati a suo tempo come ammiratori del Paese, ma poi partiti oppure scomparsi dallo spazio pubblico. La ricostruzione delle partenze degli stranieri dalla Bielorussia ha riunito le vicende degli Schneider, di Newman, di Mikołajek, della cittadina russa e di Czeczko.
Il quadro emerso è quello di un Paese che non riesce a trattenere nemmeno stranieri inizialmente favorevoli al suo sistema politico. I bassi guadagni, le difficoltà burocratiche e abitative, i prezzi elevati, la limitata possibilità di scegliere il proprio lavoro e le conseguenze dell’autoritarismo hanno eroso l’attrattiva costruita dalla propaganda statale.
La situazione attuale è quindi segnata dall’uscita o dalla scomparsa dalla scena pubblica di diversi stranieri precedentemente utilizzati per promuovere la Bielorussia di Lukashenko, mentre il Paese resta privo di ragioni economiche e politiche sufficienti per essere considerato una destinazione stabile per vivere e lavorare.