Lorent Saleh, oppositore di Maduro, denuncia la detenzione senza processo in Venezuela

13.09.2026 08:15
Lorent Saleh, oppositore di Maduro, denuncia la detenzione senza processo in Venezuela

L’oppositore di Maduro: «Il chavismo ci ha reso un Paese reazionario»

L’ex prigioniero politico venezuelano Lorent Saleh, recentemente tornato in patria dopo un lungo esilio, denuncia l’erosione dei diritti civili sotto il regime di Maduro. Saleh, che ha trascorso anni in prigione, afferma che il Paese è in una fase di transizione critica, ma sacrosanta, dopo lunghi anni di oppressione. Secondo lui, il chavismo ha trasformato il Venezuela in una nazione reazionaria, privando milioni di cittadini della libertà e dei diritti fondamentali, riporta Attuale.

Saleh è tornato in Venezuela pochi mesi fa, dopo un’assenza di anni, giustificando la sua visita per osservare i cambiamenti politici avvenuti e per percepire l’energia di un Paese in ripresa. «Eravamo in un momento di transizione. Sentirmi libero in Venezuela, senza essere seguito dalla polizia o dai servizi, è stata un’esperienza completamente nuova», ha dichiarato. Tuttavia, la sua emozione si è mescolata a tristezza per la situazione attuale del Paese, definita da «un inferno pieno di angeli», per la solidarietà mostrata dalle diverse classi sociali in risposta alla crisi.

In merito alle recente emergenza sismica, Saleh ha sottolineato che, con Maduro ancora al potere, la situazione sarebbe stata «peggiore», con il governo che avrebbe ostacolato l’arrivo di aiuti internazionali.

Malgrado le liberazioni di prigionieri politici negli ultimi mesi, il numero di detenuti rimasti è difficile da determinare, poiché molte famiglie hanno temuto di segnalare le detenzioni. Saleh sostiene che «senza l’intervento armato illegale di Trump, Maduro sarebbe ancora al potere». Tuttavia, critica una certa sinistra in Europa, delineando una visione ipocrita nei confronti delle dittature, in particolare le “rosse”.

Riguardo alla posizione degli Stati Uniti, ha affermato che «il destino del Venezuela è nelle mani dei venezuelani», aggiungendo che gli americani non sembrano voler ripetere errori del passato. Nonostante le tensioni geopolitiche, i venezuelani non vedono gli Stati Uniti come nemici, bensì come potenziali alleati nella lotta contro l’oppressione.

Nonostante le sfide, Saleh è ottimista sul futuro, affermando che un ritorno della diaspora è necessario per portare avanti la transizione del Paese. In questo contesto, ha evidenziato i danni causati dal chavismo, ma ha anche sottolineato l’importanza del perdono per superare il passato oppressivo, affermando: «Per essere persone libere bisogna perdonare. Il rancore e la vendetta sono altri strumenti di oppressione».

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere