Iran, i camion non possono sostituire le navi nel commercio via mare

18.09.2026 09:15
Iran, i camion non possono sostituire le navi nel commercio via mare

Iran: le sfide del commercio terrestre di fronte alle sanzioni statunitensi

Per aggirare il blocco navale imposto dagli Stati Uniti, il regime iraniano negli ultimi mesi ha dirottato una grossa parte del suo commercio su strada. Prima della guerra, l’80 per cento dei commerci iraniani – a partire dal petrolio, la sua maggiore esportazione – viaggiava via mare, dove i costi sono molto ridotti, ma ora deve trovare altre vie, riporta Attuale.

L’estensione e la varietà dei suoi confini hanno permesso all’Iran di attutire le conseguenze dello strangolamento economico statunitense: Pakistan, Afghanistan e Turkmenistan lo collegano a est e soprattutto alla Cina, il suo principale partner commerciale; Turchia e Iraq a ovest.

Tuttavia, nonostante le alternative, l’Iran affronta numerose difficoltà. Le chiusure improvvise dei valichi, un traffico che supera le capacità degli uffici doganali, alta corruzione e costi notevolmente aumentati stanno complicando gli scambi e aggravando l’inflazione interna, già elevata.

La situazione ai confini è critica: i camionisti segnalano attese che possono durare anche giorni, restando bloccati in lunghe code senza strutture adeguate per riposare o rifocillarsi.

Recentemente, l’Iraq ha chiuso due valichi di confine cruciali in risposta agli attacchi contro l’Arabia Saudita provenienti dal suo territorio, riaprendoli solo dopo alcuni giorni. Tali attese sono problematiche, in particolare per il trasporto di merci deperibili, e generano ulteriori costi.

La corruzione è un’altra piaga del commercio terrestre: alcuni camionisti hanno riferito che le autorità doganali pakistane stanno richiedendo tangenti che arrivano fino a 10.000 dollari per permettere il passaggio delle merci, una somma inaccettabile secondo il ministero degli Esteri pakistano, che ha negato l’esistenza di tasse ufficiali di questo tipo.

A minacciare ulteriormente il commercio via terra ci sono le sanzioni secondarie statunitensi, che l’amministrazione Trump ha minacciato di applicare contro i governi che intrattengono rapporti commerciali con l’Iran. Sebbene finora non siano state adottate misure concrete, il regime iracheno sta affrontando già l’effetto delle sanzioni dirette imposte su alcune compagnie di logistica turche accusate di supportare il regime.

Queste difficoltà hanno un impatto diretto sulla disponibilità e varietà di prodotti in Iran, con conseguenze negative sui beni di prima necessità, che normalmente dovrebbero essere esenti dal blocco navale. Molte aziende di trasporti esitano a servire l’Iran, anche per il commercio di beni legittimi, a causa del rischio di imprevisti e delle restrizioni bancarie che complicano i pagamenti.

Attualmente, secondo il portavoce dell’Associazione dei farmacisti iraniani, mancano nel paese almeno 800 prodotti farmaceutici, di cui 90 considerati essenziali e salvavita. La carenza di questi beni è segno di una crisi più profonda, poiché molte delle materie prime necessarie non sono disponibili localmente, aggravando ulteriormente la situazione sanitaria.

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