Brescia, 18 settembre 2026 – Una pagina giudiziaria “triste e indecorosa”. L’avvocato Domenico Aiello, dopo quasi 14 mesi, tira un respiro di sollievo, perché è arrivata la notizia che aspettava con il suo assistito ‘eccellente’: l’archiviazione del procedimento nei confronti dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, finito nel mirino dei colleghi bresciani competenti a indagare sui magistrati del distretto, per una presunta corruzione in atti giudiziari legata al caso Garlasco. L’idea originaria ipotizzata dai pm Donato Greco e Alessio Bernardi era che Venditti avesse incassato ‘mazzette’ di 20-30mila euro dalla famiglia Sempio per fare archiviare nel 2017 Andrea nell’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi. Omicidio del quale, beffardo contrappasso, il 38enne è nuovamente indagato, riporta Attuale.
Il fascicolo d’inchiesta
Il fascicolo sull’ex aggiunto aveva sviluppato un appunto trovato in una rubrica verde marca Pigna dai Sempio: “Venditti gip archivia per 20-30 euro” aveva annotato Sempio padre, Giuseppe. Per gli inquirenti, il potenziale corruttore. Nella medesima inchiesta erano finiti sotto la lente anche i rapporti tra Venditti e gli ex carabinieri della pg pavese, Silvio Sapone e Giuseppe Spoto, ritenuti dalla procura bresciana “opachi” e caratterizzati da “anomalie”. Ora però Venditti esce di scena: su di lui non sono stati trovati elementi a supporto dell’ipotesi. E il resto del fascicolo sarà trasmesso a Pavia. “Le anomalie si collocano nella loro quasi totalità a un livello diverso da quello dell’odierno indagato – scrive il gip Mauroernesto Macca nel decreto –. Le trascrizioni incomplete, i contatti irrituali con Sempio le omissioni nell’annotazione sui tabulati riguardano appartenenti alla polizia giudiziaria”.
Accertamenti bancari
Quanto a Venditti, “gli accertamenti bancari sui rapporti a lui riconducibili non hanno individuato alcun accredito, versamento o disponibilità anomala ricollegabile per importo o collocazione temporale ai prelievi della famiglia Sempio. Neppure è emerso alcun contatto telefonico, telematico o personale tra il magistrato e i Sempio o i loro difensori al di fuori delle sedi istituzionali del procedimento”.
Prosegue l’atto: “La richiesta di archiviazione, per dichiarazione della stessa dottoressa Pezzino (l’ex pm di Pavia coassegnataria dell’indagine, ndr) era stata redatta sulla base dell’istruttoria testimoniale e dell’informativa predisposta dai carabinieri della pg di Pavia che le aveva rappresentato l’assenza di qualsivoglia elemento di rilievo nelle captazioni. Tale bozza era stata poi rivista da Venditti, sottoscritta dal procuratore e accolta dal gip”.
Le foto sulla scrivania
Il giudice esamina anche un paio di fatti avvenuti nell’ufficio di Venditti: le foto scattate dall’ex comandante del Nucleo informativo Maurizio Pappalardo sulla scrivania dell’aggiunto il 24 dicembre 2016 e il rinvenimento nell’archivio del reparto da lui comandato della bozza della richiesta di archiviazione trasmessa a Venditti. “Nessuno dei due ne dimostra un contributo” evidenzia Macca. “Anche nell’ipotesi più sfavorevole, il fatto documenterebbe un irregolare gestione di un documento interno e la confidenza con i militari, non un accordo con la parte privata”.
Quanto al biglietto rinvenuto nella rubrica, le note appaiono come “la verosimile trascrizione di un colloquio con i difensori e la cifra che compare è da inquadrare nel contesto delle spese che quel colloquio comportava”. Anche se “Ciò non significa che ogni ombra sia stata dissolta. Siffatta incertezza, tuttavia, in assenza di qualsiasi traccia del suo arrivo a Venditti non equivale alla prova di quell’arrivo e su di esso non può fondarsi una ragionevole previsione di condanna”.
E ancora: “Anche la disponibilità anticipata, da parte della difesa Sempio, degli atti posti a fondamento dell’indagine non conduce all’ufficio dell’allora procuratore aggiunto. Un quadro compatibile con ragionevoli ricostruzioni alternative, come ad esempio un accordo collocato a livello di polizia giudiziaria operante, ovvero un millantato credito consumato ai danni degli stessi Sempio, che però non coinvolgono l’odierno indagato e la cui delibazione spetta ad altre autorità giudiziarie”.